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CISCO: storia di oggi, di Indiani & Cowboy

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CISCO
"INDIANI & COWBOY"

Cisco COVER

"L'ERBA CATTIVA" - Official HD

Torna in scena, discografica si'intenda, il grande Stefano "CISCO" Bellotti, storica voce dei Modena City Ramblers... una storia importantissima per quelli che come me hanno vissuto un'intera adolescenza con i loro canti e le loro belle energie di "rivoluzione". Storia però che si ferma 15 anni fa e CISCO non smette di essere l'artista grande che abbiamo conosciuto, affrontando una carriera solista che oggi approda ad un nuovo incredibile disco, davvero interessante e ricco di spunti intelligenti oltre che di buon gusto sociale... come suo solito d'alotronde. Parliamo di "Indiani & Cowboy", un disco "americano" questa volta che vede una piccola grande "rivoluzione" nel suono... suono guidato e arrangiato anche da Rick del Castillo, suono scritto e pensato nell'America dei grandi confini, ad Austin... suono che per una volta non smebra essere sfacciatamente irlandese. Canzoni di protesta? Non credo... credo invece ci sia la maturità di uomo e di artista capace di denunciare con voce severa e capace anche di dipingere e fotografare con la sicurezza di chi non deve scendere a compromessi. Figure protagoniste del nostro immaginario, il bene e il male, i buoni e i cattivi... in queste nuove canzoni si punta il dito all'omologazione industriale e ci sprona con forza alla ricerca della nostra individualità. La nostra e non quella delle televisioni. E poi i compagni "partigiani" della vita, e poi quel credo che è linfa vitale per ogni singola nota di una voce narrante come quella di CISCO.

Domanda metaforica. Qual è il vero leitmotiv di questo nuovo disco? Far pace con le differenze o distinguerle per non far confondere le carte?
Beh il vero filo conduttore è proprio il rapporto tra buoni e cattivi, bene e male… sono argomenti, se vogliamo, che sono sempre di grande attualità, soprattutto oggi dove mi sembra che sia stata molto sdoganata la figura del cattivo… oggi il cattivo la fa quasi da padrone… vedi i social… questo disco parla anche di frontiere, di conflitti che se ci fai caso sono sempre quelli. Certo, si aggiornano, cambiano forma con il modificarsi dei costumi, ma alla fine sono sempre gli stessi. La copertina poi sta a significare proprio questo: la figura di questi indiani e cowboy che vanno a braccetto, che addirittura si abbracciano e si baciano… a significare che il bene cammina sempre assieme al male. Le due cose sono concatenate, non possiamo scinderle…

Bentornato in scena Cisco. Cos’hai trovato al tuo ritorno? E anche solo un anno basterebbe alle rivoluzioni di oggi…
Beh grazie, immagino tu ti riferisca al lato discografico visto che non ho mai smesso di suonare e fare concerti. Cosa ho trovato di cambiato? Beh direi tutto, soprattutto se penso ai miei esordi da solista di circa 15 anni fa. Cambia il mondo con una velocità assurda, cambierà ancora e chissà che il mio prossimo disco non sarà completamente diverso da questo… queste sono tutte sfide, che mi affascinano, che mi fanno sentire anche, se vuoi, partecipe di tutto questo mondo che sta cambiando e che in qualche modo ha ancora voglia di seguire le mie cose, anche le più vecchie. In quanto alle rivoluzioni… oggi è tutto veloce, anche quelle che chiamiamo “rivoluzioni”. Oggi sembrano “rivoluzionarie” troppe cose che in realtà non lo sono… quindi andrei ben piano ad usare certi termini, oggi soprattutto. Ma capisco anche che, visto il modo in cui stiamo formando il nostro pensiero e il nostro modo di vivere, è vero che una cosa epocale, oggi, significa una cosa che dura 6 mesi e poi ce ne dimentichiamo. Non penso siamo in grado di affrontare e accogliere una rivoluzione. Siamo nello sport quotidiano dell’usa e getta, ogni cosa dura poco e poi si deve sostituire… non siamo pronti per le vere rivoluzioni.

Parlaci dei dinosauri… c’è un bellissimo libro di Paolo Dorfels che si intitola “Il ritorno del Dinosauro”…
Un vecchio progetto, di almeno 3 anni fa. Un viaggio fatto con Alberto Cottica e Giovanni Rubiani, due miei ex colleghi dei Modena City Ramblers con cui abbiamo condiviso un sacco di strada e avventure e ci siamo ritrovati a fare un disco insieme, che parlasse della nostra epoca, di quello che abbiamo vissuto, di come siamo noi… e guarda caso ci siamo ritrovati a scoprirci davvero dei dinosauri in questi giorni nostri. E come tali ci siamo raccontati. Siamo dinosauri della musica, siamo dinosauri per via del pensiero con cui andiamo in giro… però siamo anche fieri della nostra storia. Crediamo di aver fatto un bel percorso che ha lasciato dei frutti che potete trovare nella discografia dei MCR, almeno fino al 2004 o 2005, anno in cui anche io ho abbandonato il gruppo. E la gente ci riconosce questa storia… un traguardo per noi emblematico oltre che molto gratificante. Raccontarla oggi sembra però di parlare di un’era genealogica fa e quindi va da se che sembra davvero che siano dei dinosauri a raccontare la storia…

E vorrei lasciarti condividendo un pensiero che nasce dall’ascolto di “Bianca”. Siamo indiani che poi forse diventeranno a loro volta cowboy. Ed è sempre stato così. Per tutti… anche per chi nasce tra gli indiani...
Accetto la tua riflesso e controbatto con un altro detto che dice: “A vent’anni si è incendiari, e a 50 o 60 si è pompieri”. Ecco io non so se adesso sono un pompiere. Sicuramente ero un incendiario a 20 o 30 anni e ancora oggi sento di esserlo un po’... ma in maniera completamente diversa, cercando di dire le cose che penso e che vedo in modo diverso. Non so se gli indiani divento cowboy mentre so di storie inverse, cioè di cowboy divenuti indiani. È una riflessione interessante ma sinceramente non ci ho ancora pensato e non ho risposte definitive da dare sinceramente… ci penserò. Di sicuro sono due figure che rimarranno sempre nell’immaginario comune.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Ottobre 2019 12:47 )  

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