
...e da adesso ci sono due De André. Uno è quello morto e algidamente comune, il principe povero della tv, quello che ha invaso il nuovo glabro immaginario collettivo, l'altro, Fabrizio il Gigante, quello che vive nei testi e nelle note conservati nelle nostre anime, quello che c'insegnò la nuova percezione libera nuda e reale di una realtà umana così orribile da essere Poesia, altissima. Quello che manterremo nel nostro andare in direzione ostinata e contraria ad ogni concetto vuoto e volgare di potere, ad ogni tentativo fallito di riacquisizione a consumo e di normalizzazione ridimensionata di un fatto troppo immenso per essere corrisposto.
Si, forse "valeva la pena divertirvi le serate estive con un semplicissimo "Mi ricordo" ...perché già dalla prima trincea, Fabrizio, era più curioso di voi, era molto più curioso di voi... E poi sospeso dai vostri "Come sta" era meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci..." E davvero ci piace ancora pensare che è bello che dove finivano le Sue (e le nostre) dita, debba (sempre) in qualche modo incominciare una chitarra... Si Faber poteva davvero, e può ancora per noi, attraversare litri e litri di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse "Arrivederci...".
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