ADRIANO TARULLO
"Storie di presunta normalità"

La canzone d’autore di Adriano Tarullo questa volta diventa esclusivamente italiana. Classica. Il blues nelle retrovie della scrittura serve solo a sancire il gusto per la musica, il mestiere e l’arte di un espressione creativa di chi come lui non è solo autore di testi ma anche musicista e compositore dei suoi brani. Un cantautore non è solo testo…ma c’è anche la musica. Il nuovo disco “Storie di presunta normalità” è un lavoro che da vita a 12 tracce che calzano a pieno (scoprirò poi farlo solo in apparenza) il cliché del pop, ma quello raffinato, quello per niente leggero di banali divertimenti da sottofondo nei locali, quello impegnato ma non nel senso pesante del termine quanto invece per ciò che significa parola, espressione, messaggio…insomma contenuto. Anche se tracce adolescenziali si possono rintracciare in piccole ballate romantiche e dolcissime come in “Lei casca dalle favole” o nella splendida “Cenere di stelle” che si trova anche in rete con un bellissimo video - guardalo qui. Una scrittura quella di Tarullo che non ha subito chissà quali scossoni di rivoluzione - ascoltando il disco precedente “Anche io voglio la mia auto blues” ritrovo trame ben precise e particolari che vengono reiterate inalterate in tutto questo tempo. Fa capolino una chitarra sempre protagonista, sempre raffinata, sempre blues per quanto (parlando proprio di questo colore) brani come “Un mestiere difficile” lo ignorano totalmente o “La nuora nera” addirittura ci riportano all’altra sponda del significato di folk con questi didascaliche sfumature afro. C’è forse un format a quanto sembra, sempre uguale e sempre preciso che pare ripetersi, quasi a voler segnare un marchio di fabbrica che però sulle prime non segna chissà quale grande segno caratterizzante. Scrive Adriano Tarullo, scrive ed è evidente quanto la sua personalità di artista sia indipendente dalla riconoscibilità che l’artista stesso conquista nella critica saccente che di cliché si sfama ogni giorno. C’è sostanza e c’è mestiere. C’è indipendenza e c’è solitudine…si, un poco di solitudine e di nostalgia sento arrivare da queste righe. Non c’è energia che fa correre felici, non c’è sole e viaggio e aria che sbatte contro. C’è riflessione. Ora manca la comunicazione, quella di moda, quella funzionale ai social, quella che trasporta un artista dalla terra di Nessuno a quella di Tutti. Ma così, sulle prime impressioni, penso che ad artisti come Tarullo discorsi come questo possono bellamente andare a…..