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PPP

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Senza tempo senza essere il passaggio di Pasolini, nei luoghi della sua vita e del suo immaginario. E' morto Pasolini solo, distrutto, devastato, come un Cristo probabilmente, come quel Cristo che spesso, troppo spesso ha voluto vedere, snaturare, snervare nelle immagini iconografiche di un silenzioso morire, costante innaturale dell'abbandono quotidiano. PPP come silenzio, come ombra abbandonata in un separeé d'ancien régime. PPP dolente, serpente del coccige superiore di un ossario abbandonato fuori da ogni comune. Il Cristo svelato, la Passione sviscerata. PPP è presenza costante in un tempo in cui si ignora perfino cosa possano farci tre p attacate come una scogliera senza punte. Cristo è Pier Paolo, o meglio Cristo e Pier Paolo, un'amicizia estemporanea in un incostante tempo di attese extra, finite all'imbrunire di un cipresso cimiteriale come tutto ciò che porta ad una distruzione, a un non finito. Il Vangelo Secondo Matteo è la storia che forse più di tutte è rivisitazione di un topoi, di un archetipo. Pasolini volle scendere nelle cave case di una dolente Matera, abbandonata dalla vita perchè una forte Democrazia Cristiana e un sentimento di nuovi costruttori, permise il deturpamento di qualche cosa di unico, che non esisteva e non esiste. I sassi, ovvero l'anello di congiunzione con un passato lontanissimo che è stato per Pasolini luogo e teatro di memoria, di disperata memoria atta a ritrovare spazi liquidi che non esistono nella realtà se non in quella del proprio animo martoriato. Matera quindi, i Sassi scoperti da pochi prima di lui, ma modello di una terra sconsolata e ferma nel tempo come la storia della Passione di Cristo con tutti i segni delle rughe, del sole che scava i corpi, i volti, Quei volti che brillano alla luce del vento e che Pasolini scelse indelebile memoria di paterne sconfitte. Lui non vinse sulla morte del tempo ma lasciò una traccia impossibile da ignorare, eppure spesso, troppo spesso perduta nella notte dei tempi d'oriente. Cosa può ora Matera se non rimettere luce in quelle rughe, colore in quell'imbrunire alla memoria di Giovanni XXIII? Una esposizione ragionata, un percorso che suscita emozioni doloranti ancora oggi, E i sassi vergogna democristiana non sono più abbandonati, non può più il tempo distruggere ciò che Pasolini ha reso immortale, nei tempi futuri delle memorie colpite da virus irrompenti, nelle schegge di poca follia che non occorrono più a smettere di fumare. Pasolini è stato per un tempo lunghissimo la memoria di chi voleva ritrovare a Matera le sue tracce, in un percorso lungo che sa d'affetto e di proprie memorie da ricordare. E' l'esposizione a Palazzo Lanfranchi con tanti cantori che servono al dio Pasolini, lo ricordano, lo tengono in vita. Foto, scritti, calligrafie, memorie quindi. Costumi, cartine e quel Cristo che sconvolse i materani di allora, presi da un omino scavato come i suoi eroi nel volto e nell'anima. La memoria, la dolce memoria di un uomo che ha saputo narrare la passione, senza forse l'imperosa e necessaria risurrezione. Fra le ale di un antico seminario, palazzo pregno di segni, è rivissuto Pasolini, forse contento di non aver perso l'aratro che scava i volti, di aver ritrovato l'oltre Eboli e di essere stato il segnatore sognante di sprazzi d'umana mestizia, fra le lune infrante dai dirupi che finiscono in un fiume che sa di essere eterno, eternamente silente, scorrevole, sereno forse per sempre PPP.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 09 Aprile 2015 11:16 )  

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