Divieto di accesso ai social ai minori di 16 anni: un dialogo con le neuroscienze
Sta diventando una tendenza globale quella di vietare l'accesso alle piattaforme social agli under 16. Il dibattito volto all'approvazione di restrizioni e all'introduzione di sistemi di filtraggio dell'età minima per la registrazione e l'accesso ai social, infatti, coinvolge sempre più Paesi. Spagna, Francia, Portogallo, Gran Bretagna, Germania, sulla scia del modello lanciato dall'Australia nel dicembre 2025, stanno valutando l'approvazione e l'introduzione di misure più severe e il divieto di utilizzo dei social ai preadolescenti.
Alla base delle proposte e degli interventi auspicati, vi è la necessità di schermare i giovani dai contenuti osceni e violenti che circolano in rete e di arginare una sempre più diffusa "dipendenza digitale".
Necessità, questa, che potrebbe trovare conferma nelle ricerche neuroscientifiche in materia di sviluppo cerebrale. Come dimostrato da vari studi, infatti, le diverse aree cerebrali subiscono un diverso processo di maturazione durante la fase dello sviluppo dell'adolescente. Tra queste, è l'area della corteccia prefrontale - classificata come nodo centrale delle decisioni e del controllo di impulsi e emozioni - a svilupparsi più lentamente, arrivando alla totale maturazione solo attorno ai 20-25 anni. Assolutamente significativo diviene allora l'ambiente in cui il cervello di bambini e preadolescenti, particolarmente sensibile e influenzabile dal contesto sociale e dalle esperienze di vita, viene a svilupparsi.
Se confermati, dunque, gli studi dei neuroscienziati in materia di impatto dei social e, in particolare, dei contenuti "dannosi" facilmente fruibili online sul cervello dei giovani, potrebbe avere dei risvolti importanti e trascinare altri Paesi ad una vivace riflessione sulla responsabilità collettiva nell'utilizzo controllato e consapevole di smartphone e piattaforme social.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






