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Biografia di Cesare Batacchi - di Luigi Di Lembo

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Cesare Batacchi - Nasce a Firenze il 4 settembre 1849 da Pietro e Carolina Ciulli, falegname. Tra i primi membri della sezione fiorentina dell’Internazionale, ha già subito due condanne per resistenza quando partecipa al tentativo insurrezionale dell’agosto 1874 e viene rinviato a giudizio per cospirazione con altri 33 compagni. Il conseguente processo si conclude il 31 agosto 1875 con un’assoluzione quasi generale degli imputati ma da quel momento B. è sottoposto a occhiuta vigilanza e continue provocazioni da parte della questura come, del resto, l’intera organizzazione fiorentina dell’Internazionale.
Questa, a quell’epoca è la più forte nel paese e preoccupa molto seriamente le autorità, soprattutto dopo il moto nel Matese (primavera del 1877) e la dimostrata inefficacia dei decreti di scioglimento che ne erano seguiti. Il 29 settembre 1878 gli internazionalisti festeggiano fuori Firenze i 14 anni dell’AIL in moltissimi (da 700 a 2.000 secondo le fonti) e rientrano in corteo fin nel centro della città con canti e inni. Il nuovo questore, L. Serafini, – famigerato per l’ignobile repressione in Romagna –, che invano ha già cercato di disarticolare con provocazioni continue la Federazione toscana, decide di farla finita una volta per tutte. Chiude molti ritrovi, ferma e ammonisce decine di internazionalisti, tra cui B, e, il 1° ottobre arresta, all’indomani di una riunione clandestina, F. Natta, la coppia Pezzi, G. Niccheri, G. Talchi, O. Falleri, A. Kuliscioff, che è di passaggio, e molti altri; in pratica lo stato maggiore, quello ancora operativo, non solo della sezione fiorentina ma dell’intera Federazione Italiana. Per tutti l’accusa, non senza fondamento, è di preparare una nuova insurrezione.
Il 6 novembre, in coincidenza con la visita del re nella città, altra retata tra i militanti e B. è ancora una volta incarcerato, il 16 nuovo arresto preventivo. Il 17 si ha l’attentato di Passanante a Napoli e il 18 è prevista a Firenze una manifestazione a sostegno della monarchia. B. viene scarcerato quel giorno alle ore 16 e si reca al teatro Comunale dove lavora, alle 18 in via Nazionale vengono lanciate delle bombe sul corteo (quattro morti e 11 feriti). Nel giro di dieci minuti compaiono tra la folla cartelli che vogliono la morte degli internazionalisti. Viene incolpato B. assieme a Natale Conti, Pietro Corsi, Agenore Natta, fratello di Francesco, Natale Nencioni, Giuseppe Scarlatti, Aurelio Vannini, Lisandro Marchini e Sante Sicuteri. Meno questi ultimi due, tutti sono militanti molto noti, soprattutto Vannini (nato a Firenze nel 1839), già garibaldino, era stato tra gli unici tre condannati al processo per l’insurrezione del ’74, con l’accusa di fabbricazione e detenzione di armi ed era stato appena incriminato il 1° ottobre per aver partecipato alla riunione clandestina dei maggiori internazionalisti (quando nel novembre del 1979 sarà processato anche per questo fatto darà come generalità il suo numero di galeotto: 124).
Secondo l’accusa gli imputati avrebbero preparato il delitto, che ha un’eco enorme, in un vero e proprio complotto e gli internazionalisti fiorentini questa volta non sono in grado di reagire. Il processo si svolge dal 20 maggio al 5 giugno ’79: frutto di incredibili manipolazioni dei testi a carico e di intimidazioni di quelli a difesa, gestito dallo stesso magistrato che farà rinchiudere in manicomio giudiziale Cafiero, si conclude con la condanna di B. all’ergastolo, di Scarlatti e Natta a 20 anni di lavori forzati, di Corsi, Vannini, Nencioni e Conti a 19, assolti Marchini e Sicuteri; tutti hanno mantenuto grande dignità. Per i benpensanti è finalmente la lezione definitiva ai “malfattori”; per il popolo B., che viene rinchiuso nel maschio di Volterra, diventa il simbolo della “giustizia” dei signori.
Due anni dopo, nel 1881, due dei principali accusatori, N. Menocci e F. Alessi, ormai l’uno a Nizza e l’altro ad Alessandria d’Egitto, scagionano i condannati deponendo, di fronte ai consoli di quelle città, sulle pressioni e i soldi ricevuti dal questore perché testimoniassero il falso. A Firenze Pezzi cerca di riaprire il caso e pubblica quei documenti nel volumetto Un errore giudiziario, ovvero un po’ di luce nel processo della bomba di via Nazionale, (Firenze 1882). Il messaggio cade nel vuoto e allora Fortunato Serantoni comincia una campagna “pro Batacchi” dalle pagine del suo periodico «La Lanterna». L’iniziativa è stroncata sul nascere: Serantoni viene prima querelato, condannato a quattro mesi di carcere e una multa, poi viene emesso a carico suo e di altri suoi compagni mandato di cattura per aggressione contro uno dei testi a suo tempo pagati dalla Questura.
Nell’ottobre 1882 Serantoni e compagni devono abbandonare il paese. Sul caso scende il silenzio per 17 anni. Con la crisi di fine secolo però riemerge come simbolo dell’iniquità delle caste reazionarie, che in quel momento cercano di dare una sterzata autoritaria al paese. Questa volta a muoversi non sono solo gli anarchici con in testa Scarlatti appena scarcerato, ma soprattutto socialisti, repubblicani, democratici e persino clericali. Nel 1899 a Firenze su iniziativa degli avvocati E. Ciacchi, A. Angiolini e C. Pucci, con il sostegno del giornale socialista «La Difesa», nasce il comitato “pro Batacchi” che inizia un’intensa e fruttuosa propaganda, e sulla vicenda nasce una canzone subito popolare, Il maschio di Volterra che ancora oggi fa parte del canzoniere libertario. Di fronte all’impossibilità di una revisione del processo, dato le leggi vigenti, B. viene presentato alle elezioni suppletive per la Camera nel collegio di Pietrasanta che lo elegge. Il 10 marzo 1900 la Camera accetta di annullarne l’elezione solo dietro formale assicurazione di Pelloux di risolvere il caso.
Il 16 marzo B. è liberato per grazia sovrana e Firenze l’accoglie con enorme e calorosa partecipazione. B. incontra i suoi compagni di sventura che hanno da poco scontato le loro condanne, meno il povero Corsi morto in carcere. Torna di casa a Borgo Allegri nel quartiere fiorentino di S. Croce, dove apre prima una rivendita di carbone e poi di tabacchi. Negli anni successivi è attivo nelle campagne per i detenuti politici e durante la guerra, nel novembre del 1917, partecipa al convegno clandestino tra anarchici e sinistra socialista, sulla linea della costituzione di Fasci rivoluzionari, decisa al congresso anarchico clandestino del 1916.
Dal 1910 si è trasferito nella vicina Bagno a Ripoli dove muore l’11 maggio 1929, ma la sua bottega, rimane alla famiglia fino a dopo il 1980 e nel quartiere è sempre “quella del Batacchi”. (L. Di Lembo)
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Luigi Di Lembo docente dell'Università degli Studi di Firenze - Facoltà di Scienze Politiche
Nasce a Firenze nel 1947 (gen. 7) -  Muore a Livorno 2011 (mar. 24)
storico - militante anarchico
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Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomenDibattimento al processo per cospirazione e internazionalismo innanzi alle assisi di Firenze, Roma 1875. 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Gennaio 2022 17:04 )  

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