Eugène Delacroix, un pittore francese con ispirazioni letterarie internazionali.
La letteratura e il teatro sono stati importanti fonti di ispirazione per Delacroix, il pittore romantico francese dell'Ottocento.
Il tema del suo primo grande dipinto, La Barca di Dante, è tratto dal canto VIII dell'Inferno di
Dante.
Eugène Delacroix, La Barca di Dante, 1822, Museo del Louvre, Parigi.
Questa scelta tematica era senza precedenti per l'epoca. I suoi contemporanei francesi, avendo solo una conoscenza superficiale dell'opera di Dante, illustravano sempre gli stessi episodi: La storia di Ugolino (Inferno, canto XXXIII), Paolo e Francesca (Inferno, canto V), La Barca di Charon (Inferno, canto III).
Al primo piano sono ritratti Dante, che indossa un cappuccio rosso e un abito verde e bianco, e il maestro Virgilio mentre attraversano il largo fossato del fiume Stige su un'imbarcazione pilotata da Flegias, il custode del quinto cerchio. Qui, Delacroix offre una rappresentazione toccante dell'umanità condannata all'inferno e innova adottando un nuovo formato per un dipinto con soggetto letterario (189 x 242 cm). La scelta dell'aneddoto e di un formato fino a questo momento riservato a soggetti religiosi, mitologici o storici per questo dipinto a soggetto letterario manifesta la novità di Delacroix, che voleva dimostrare di essere un vero pittore, e che padroneggia le diverse parti della sua arte: il nudo, il drappeggio, l'espressione.
Per dipingere Sardanapalo, Delacroix si è ispirato da un dramma scritto dal poeta inglese Lord Byron, uno dei principali scrittori del romanticismo, che aveva pubblicato nel 1821 in Inghilterra un dramma Sardanapalus tradotto in Francia già nel 1822.
Eugène Delacroix, La morte di Sardanapalo, 1827, Museo del Louvre, Parigi.
La scena raffigurata racconta il drammatico episodio della morte di questo leggendario sovrano d'Assiria che, vedendo il potere sfuggirgli a causa di un complotto, sceglie, quando si rende conto che la sua sconfitta è inevitabile nella sua capitale assediata, di suicidarsi in compagnia delle sue schiave, dopo aver bruciato la sua città per impedire al nemico di godere della sua proprietà.
L’olio su tela “Il Naufragio di Don Giovanni” di 1840 trova la sua ispirazione nel poema: Don Juan del poeta britannico Lord Byron.
Eugène Delacroix, Il naufragio di Don Giovanni, 1840, Museo del Louvre, Parigi.
Delacroix rappresenta infatti una scena del brano II, in cui il giovane Don Giovanni è vittima di un naufragio mentre si reca in Italia. Sul dipinto si vede una barca alla deriva in mezzo a un mare agitato. La scena che si dispiega davanti agli occhi degli spettatori è l'antesignano della tortura, poiché l'equipaggio di Don Juan, in mancanza di cibo, tirerà a sorte un condannato che verrà divorato.
Tra il 1824 e il 1859, Delacroix ha dedicato venti dipinti a Shakespeare. La morte di Ofelia è un soggetto che ispirerà il pittore per tutta la vita (ne farà tre versioni in pittura).
Eugène Delacroix, La morte di Ofelia, 1844, Museo del Louvre, Parigi.
Qui, il tema è estratto dal quarto atto (settima scena) dell’Amleto.
L'inquadratura orizzontale della scena, la posizione del corpo allungato con una mano ancora aggrappata ai rami, il suo aspetto abbozzato, accentuano il carattere tragico e irrimediabile della morte.
Il pittore descrive la morte per annegamento di Ofelia come "un ramo fiorito mezzo caduto nelle onde".
Le fonti letterarie molto varie di Delacroix gli hanno permesso di esprimere il suo genio
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