Capite che durante l'estate di poter vedere qualche cosa di particolare e di unico. Parliamo dell'allestimento di "Mostra in Mostra" presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. E' una storia nella storia il progetto espositivo romano ed ha la base proprio a Roma in anni in cui la cultura si scriveva con caratteri di grafica raffinata e quello che si produceva non aveva lo spazio di rimanere nella memoria grazie al volume di iniziative prese. Infatti Roma fra gli anni '50 e gli anni '80 è stato un centro artistico fra i più brulicanti in Italia. Pertanto era ora ed era necessario narrare una piccola parte di questa storia capitolina. Come la mostra del 1955 di Titina Maselli che tenne alla Galleria La tartaruga. A parte che nella riproposizione delle tele della Maselli s'intravede il segno pittorico del futuro, frutto di uno studio attento delle avanguardie, ciò che colpisce dell'allestimento è proprio la ricostruzione di quella che fu la mostra d'allora. Ancora attualissimi i quadri della Maselli ci permettono poi di riscoprire un'artista unica nel suo genere e soprattutto un tempo assolutamente migliore di quello attuale. A contendere gli spazi delle mostre in quel periodo arriva la Galleria La salita che nel 1964 allestisce la mostra di Giulio Paolini. DI questo autore si sa bene la sua essenza della ricerca. Lo spazio grafico più che quello pittorico colpiscono chi guarda nella profondità del pannello. E' la volta poi della sperimentazione degli anni '70 con le installazioni di Luciano Fabro che espose in un progetto fra i più interessanti di allora di Achille Bonito Oliva. La tenda come rappresentazione di una presenza/assenza e l'Italia appesa come un provolone a testa in giù quando le varie colonie demoterroristiche assediarono quella specie di democrazia che era allora presente. E' una forte presenza quella di Fabro che espose nel 1971. Dalla Galleria Gian Enzo Sperone arriva la mostra di Carlo Maria Mariani del 1981 "La costellazione del Leone". Esempio di arte di rimandi e di profondità del segno/colore. Sempre più vicini ad oggi le istallazioni di Jan Vercruysse che alla Galleria Pieroni nel 1990 propose l'allestimento della forma statica in "Tombeaux". Infine "Elisir" del 2004 che è il ripetersi di visionarietà che hanno come punto di riferimento David Lynch. Myriam Laplante riprende il suo percorso fatto di increscenze voluminose dell'anima che aveva allestito nel 2004 a The Galery Apart. La rumorosità del segno, del suono che riprende se stesso in un tormento senza finale rendono "Elisir" l'angosciosa presenza del fare arte in tempi un cui il segno della Maselli combacia con quello della Laplante.