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Nuove denunce di abusi a Foggia

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L'agenzia di stampa "Ansa" riportava ieri: "Abusi e violenze su pazienti psichiatrici, 15 arresti a Foggia. " (1). E, la stessa fonte continua: "I maltrattamenti erano quotidiani: i 25 pazienti vittime di violenze venivano afferrati per i capelli e per il corpo, colpiti al volto con schiaffi e pugni e trascinati per i corridoi. Le condotte delle 30 persone colpite dai provvedimenti cautelari non finivano qui: ci sono anche gli abusi sessuali compiuti da un operatore su una donna e quelle dell'Oss che ha indotto un paziente a violentare una donna.".

Purtroppo notizie come questa non costituiscano affatto una novità. Se noi postuliamo che esistano persone il cui pensiero è "difettoso", solo per questo apriamo la strada ad ogni genere di abuso. Soprusi che periodicamente vengano svelati, quando "le autorità competenti" (ed è poco chiaro quali esse siano, e con quali criteri vengano scelte), si risvegliano come Kant dal loro "sonno dogmatico" e decidono di verificare cosa succede sul campo.

Compito, a dire il vero non facile per nessuno: se si pensa che in una città minuscola come Empoli, in realtà poco più che "un paesotto", si contano ben 4 strutture " variamente assortite", per i portatori dei supposti "problemi psichiatrici", in una città un pò più grandicella come Foggia il numero sarà certemente maggiore in proporzione. Neppure "gli addetti ai lavori" spesso sanno censire con esattezza numero e funzioni di dette strutture, e di nuovo, trattandosi di strutture sia pubbliche che private, sia ecclesiali che di proprietà incerta e forse demoniaca,  è difficile capire chi debba vigilare su tutte queste. Esistono anche “case famiglia” per “disabili psichici” (per dimostrare- se ce ne fosse bisogno - che anche la famiglia è una metodologia coercitiva) e strutture simil-para-ospedaliere praticamente “per tutti i gusti”....

L'articolo citato si conclude con la richiesta dell' "autorizzazione all'installazione di telecamere anche nelle camere", con "buona pace" della privacy dei ricoverati. In Italia persino coloro che non hanno lo stigma di un giudizio (sfavorevole) psichiatrico pronunciato sul loro conto vengano considerati eterni minorenni, di qui la necessità di un governo che imponga "la sicurezza e la disciplina". Figuriamoci poi cosa succede agli altri...

Bisognerà cominciare con il dire che anche astraendo dalla diffusa minaccia (che può essere implicita o esplicita) del TSO, “in zona psichiatria” almeno tre quarti dei pazienti, se non di più,  “entrano e rimangono” solo a causa (quando non appunto di violenze “in atto”), di minacce esplicite o implicite (magari persino da parte della propria famiglia o dal posto di lavoro), che possono essere di vario genere: anche il dire: fai come ti dico io o starai male è comunque una minaccia; un medico “degno di questo nome” direbbe: fai come dice la scienza medica e spero che tu guarisca in ogni caso.

Non essendoci in psichiatria “una malattia”, empiricamente dimostrabile, è difficile sperare in una guarigione. Anche fuori dal reparto ospedaliero o para-ospedaliero, dalla struttura di tipo "x",  i soggetti marchiati con una diagnosi psichiatrica vengono -di routine-  vessati in un numero troppo grande di modi diversi perché io qui mi metta a farne una casistica: si và dalle visite domiciliare “coatte”, fino al ritiro della patente. Impossibile non citare “en passant” il lavoro in pratica “coatto”, a cui talun* vengono sottoposti, lavoro che può prendere il nome di “terapia occupazionale” e che si risolve, quando non nell’obbligatorio trastullarsi in cose inutili, nello svolgere dei compiti senza essere pagati quanto altr* e/o senza i diritti che hanno gli altr*, ma soprattutto: senza essere liber* di fare altre cose.

Questo ha una radice culturale ben netta. Per la chiesa cattolica infatti il peccatore non è libero nelle sue scelte. Infatti egli è “cattivo” ossia "captivus diaboli" : ‘prigioniero del diavolo’ . Analogamente per la psichiatria il cosiddetto “malato” non è libero : per ragioni irrazionali e francamente incomprensibili egli/ella non sarebbe un soggetto dotato di libero arbitrio, o quantomeno: lo sarebbe solo in quanto e per quanto si riconosce come malato, desidera “curarsi”, vuole raggiungere la “serenità” etc.. Questa distinzione tra “psichicamente sani” e “psichicamente malati” al netto della sua natura discriminatrice potrebbe -per assurdo- anche e persino avere un (suo) molto relativo senso se l’esperimento Rosenhan (2) non avesse dimostrato che neppure uno psichiatra è davvero in grado di distinguere tra “le pecore e le capre”.

L’orrore e l’eccezionalità dei lager nazisti risiedeva anche (e, per chi scrive: soprattutto) nella divisione che veniva operata tra “umani” e “subumani”. Nessuno stupore che si senta sempre parlare di nuovi abusi nei luoghi in cui si attua una -per certi versi analoga- distinzione tra chi è "capace di intendere e di volere" e chi no.


Fabrizio Cucchi/DEApress
(1)https://www.ansa.it/puglia/notizie/2023/01/24/abusi-e-violenze-su-pazienti-psichiatrici-arresti-a-foggia_6f475b1e-ef17-4e3b-866d-11ba97497b96.html
(2)https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_Rosenhan

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