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presidio sede Rai di Firenze contro la disinformazione sulla Palestina

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Pubblichiamo l'appello di Firenze per la Palestina e Associazione di amicizia Italo - Palestinese per un presidio di protesta davanti la sede della Rai di Firenze in via Largo Alcide de Gasperi, per domani venerdi 20 Maggio ore 18.00
 

No alla disinformazione sulla Palestina

 
 
Convochiamo questo presidio davanti alla sede della Rai, per denunciare e contestare il servizio d'informazione pubblico Rai, che in queste ultime settimane non si è mostrato all'altezza di offrire informzioni trasparenti e chiare rispetto a quello che sta succedendo a Gaza, Gerusalemme, nelle principali città dei territori occupati ed in Israele.
L'accaduto delle ultime settimane deve essere narrato raccontando in primo luogo i FATTI. Ma per raccontare i fatti serve il contesto, servono i punti di vista, serve un'informazione libera e mai schiava del potere. Bisogna analizzare il presente alla luce del passato; puntare l'attenzione solo sui razzi lanciati da Hamas non può essere un'informazione sufficiente e offre ai lettori un'immagine distorta e fuorviante della realtà.L'escalation di tensioni e violenze delle ultime settimane deve essere raccontata partendo dal contesto politico palestinese che ha visto Abu Mazen, presidente dell'Anp annullare le elezioni lesiglative e presidenziali e da quello politico israeliano che ha cercato di costruire una maggioranza alternativa e di eleggere un nuovo presidente. Il tentativo di confiscare le abitazioni a 28 famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah (Gerusalemme est) va raccontato nell'ambito del progetto sionista di ottenere pieno potere sulla città, cacciando via i palestinesi.
Le aggressioni dei coloni nei confronti dei palestinesi nei territori occupati vanno inseriti nell'ambito dello stato di occupazione che la Palestina subisce da oltre 70 anni. Il singolo dato appare dunque imprescindibile dal contesto generale. Purtroppo non solo Rai News 24 , ma anche altre testate giornalistiche come La Stampa, La Repubblica, Il Giornale si sono limitate a parlare di “scontri” senza inserirli in nessun tipo di panorama politico e storico che li possa rendere maggiormente leggibili agli occhi del lettore.
Siamo stanchi di questa narrativa filoisraeliana, unilaterale, parziale, decontestualizzata. Stanchi di vedere Israele presentato come un esempio di democrazia, vittima che si deve perennemente difendere dal “terrorista arabo”.
Condanniamo inoltre tutti i mezzi di informazione, i media e le aziende che con il loro operato contribuiscono quotidianamente a promuovere la narrativa israeliana; basti pensare al colosso di Google che da anni attua politiche discriminatorie nei confronti del popolo palestinese cancellando la palestina dalle sue mappe digitali e negando l’identificazione dei territori palestinesi occupati illegalmente da Israele. Secondo il rapporto di Adalah (organizzazione per i diritti umani e centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele), fin dal 2015 è stata creata un’unità informatica a stretto contatto tra Facebook e Twitter con l’ufficio del procuratore generale di Israele con l’obiettivo di rimuovere contenuti online. Sicuramente Israele, paese di tecnologia avanzatissima, offre un ottimo mercato redditizio per Facebook!
Altra prova dello stretto legame fra governo israeliano e Zuckerberg che si traduce in politiche discriminatorie nei confronti dei contenuti palestinese è la “Legge Facebook” approvata nel 2018 dal parlamento israeliano. Tale legge dichiara la possibilità di imporre ai social network di ripulire le pagine che riportano “incitamenti all’odio” o che “rappresentano un pericolo per la sicurezza di individui, del pubblico, del Paese..”; ancora una volta Israele si può difendere dalla “minaccia araba” con strumenti legislativi.
Anche le quattro aziende Airbnb, Booking, Expedia, Trip Advisor intraprendendo attività commerciali in località di insediamenti illegali israeliani e promuovendo queste località come mete turistiche normalizzano e legittimano il progetto coloniale d'insediamento dello stato sionista. A pochi giorni fa risale il bombardamento a Gaza che ha colpito le sedi di al-Jazeera e di agenzie di informazione, tra le quali l’Associated Press, violando le leggi internazionali. Rispetto alla censura e ai blocchi di account palestinesi che si sono verificati sui vari social in queste settimane vogliamo ribadire che Israele, con la logica del controllo, della censura e della repressione non riuscirà a rompere e distruggere quella solidarietà che ci lega alla Palestina che in questo momento resiste e che quotidianamente ci informa su quanto realmente accade. Invitiamo la Rai a prendersi le proprie responsabilità sulla questione e a garantire un servizio pubblico degno del suo nome.
BASTA CENSURA MEDIATICA
 
 
 
 
 
 
 
 

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