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Maletsunyane Falls

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 Tre ore. Di fronte all'eternita' non sono niente.Di fronte alla catena montuosa del Thaba Putsoa possono pero' aiutare a riflettere sulla fragilita' dell'uomo, degli autobus e della rete telefonica.
Ero salita a Ramabanta sull'ultimo autobus dei quattro che coprivano la distanza che c'e' tra Morija a Semonkong, dopo averlo atteso sotto un sole cocente per due ore e mezzo, in compagnia di Adeline e Agniese, due ragazzine di quindici e quattordici anni dirette verso un villaggio poco distante da li', quando il mezzo tanto agognato ha deciso di interrompere la sua corsa dopo solo 15 minuti dal momento in cui vi eravamo salite sopra.
Scesi tutti quanti i passeggeri a bordo, il bigliettaio, trasformatosi all'occorrenza in meccanico, ha provato a riparare il mezzo.
Nel frattempo l'autista non potendo contare sull'aiuto delle moderne tecnologie per telefonare, a causa della mancanza della rete, se ne e' tornato a Ramabanta con un mezzo di fortuna per poter chiamare da li' l'azienda e farsi mandare da Maseru un autobus in sostituzione.
Nessuno sapeva quanto avremmo dovuto aspettare ma sembra che per i passeggeri di quell'autobus, conoscere il tempo di permanenza in quel luogo tanto bello quanto lontano da Dio e da Vodacom, fosse l'ultima delle preoccupazione. L'unica inquieta ero io, che temevo di arrivare a Semonkong di notte quando non sarei stata piu' in grado di trovare il lodge dove volevo alloggiare, essendo poi l'unico del villaggio disponibile.
Chi si era seduto sull'erba ai margini della strada, chi aveva trovato conforto in una bibita fresca che vendevano all'"autogrill" della montagna, tutti sembravano aver trovato la giusta collocazione in quella situazione difficile quanto affascinante. Tutti tranne la sottoscritta che continuava a chiedere a che punto fosse la riparazione del guasto, quando sarebbe tornato l'autista, quanto avremmo dovuto aspettare, domande a cui piu' di una persona ha dato la stessa risposta "ci vuole pazienza" mi hanno ripetuto sorridendo.
Hanno capito pero' anche la mia inquietudine sulla ormai certezza' di arrivare con il buio a destinazione e cosi' mi hanno rassicurato dicendomi "non ti preoccupare che quando arriviamo a Semonkong qualcuno ti aiutera'"
Dopo due ore di attesa, quando nel ricco, veloce ed efficiente mondo occidentale i passeggeri di un autobus si sarebbero organizzati in una class action per fare un esposto alla magistratura, li' in quell'angolo di mondo dove ti insegnano che bisogna avere pazienza, una ragazza e' salita sull'autobus ed ha acceso la radio a tutto volume. Subito e' partita una musica contagiosa che ha fatto saltare in piedi alcuni passeggeri facendoli cantare e ballare sul mezzo in panne e per strada. Io li guardavo sconvolta. Piacevolmente sconvolata. E ho capito il significato che attribuiscono alla parola "pazienza".Intanto la notte si era avvicinata.Dopo circa tre ore di sosta forzata e' arrivato l'autobus che aspettavamo da Maseru. Adeline, Agniese ed io ci siamo messe a sedere accanto e abbiamo iniziato anche a chiacchierare.
Arrivati alle dieci di sera a Semonkong il bigliettaio che nel frattempo si era fatto un paio di birrette all'autogrill, mi ha detto di non preoccuparmi, che mi avrebbe accompagnato al Lodge. Non ho minimamente esitato a fidarmi di lui. Nonostante il tasso alcolico fosse ai livelli di guardia. Cosi' che scesa dal bus, in sua compagnia e insieme a d un'altro ragazzo ci siamo incamminati al buio verso una destinazione a me ignota.
Dopo pochi passi mi sono ritrovata al baretto del villaggio. Li' ho cominiciato a pregare tutte le divinita' basothane. Niente paura. L'uomo che mi avrebbe poi accompagnato al lodge con l'auto si trovava li' a farsi sicuramente non il primo e neanche l'ultimo goccetto della serata:il poliziotto disinvoltamente un po' alticcio mi ha fatto salire sulla volante insieme al bigliettaio e all'altro ragazzo.Pregando un'altra volta tutte le divinita' basothane sono giunta al lodge dove i miei simpatici accompagnatori si sono fatti il penultimo bicchierino della serata.
Il giorno dopo ho fatto un'impegnativo percorso di trekking per andare a vedere le cascate Maletsunyane che mi ha fatto rimpiangere tutte le difficolta' del giorno precedente, convincendomi una volta per tutte che non posso sfidare la natura lanciandomi in attivita' troppo difficili per me.
Ieri sono tornata a Morija, un delizioso paesino dove avevo gia'trascorso alcuni giorni e dove avevo conosciuto l'ospitalita' e la cordialita' dei suoi abitanti. Quando stavo salendo la stradina che porta alla guesthouse mi sono sentita chiamare "Angela!". Era Philips, una guida del paese, una delle tante persone che in quei giorni ho incrociato per strada e che mi salutavano. Gli ho detto "sono tornata!", mi ha sorriso e ci siamo salutati ancora. Si sono tornata finalmente a casa. A Morija. Nel Lesotho.
Angela

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Dicembre 2008 11:12 )  

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