Le donne in Iran e la grazia dello sguardo sotto l'hijāb
istitutoeuroarabo.it/DM/le-donne-in-iran-e-la-grazia-dello-sguardo-sotto-il-hijab/print/ Posted By Comitato di Redazione On 1 novembre 2021 @ 00:05 In Immagini,Società
Questi scatti fotografici si raccontano da soli: donne incontrate per caso durante unviaggio in Iran, contadine, commesse, signore di città, giovani coppie si sono fatte conoscere.
Attraverso un’osservazione attenta delle immagini si può forse cogliere l’essenza digente comune che, incontrata per caso, ha aperto con fiducia il cuore raccontandomi le proprie storie segrete.
Questi due viaggi (2011-2013) in Iran mi hanno fatto conoscere aspetti e marginalità sconosciute e i dialoghi, soprattutto, con espressioni mimiche mi hanno unito a tante donne di tutte le regioni di questo grande Paese.
Ho avuto modo di comprendere alcuni dei tratti più nascosti della condizione femminile che spesso sfuggono ad un primo approccio.
Le donne coltivano non poche arti ma la loro condizione di subalternità non lascia molto spazio alla trasgressione. Sentimenti ed emozioni nelle giovani spesso abitano e palpitano sotto il velo.
La situazione attuale ha origine dall’evento sicuramente più influente della storia moderna dell’Iran: la rivoluzione islamica del 1979 di Khomeini, che fece capitolare la dinastia dei Pahlavi e orientare lo Stato – ai tempi dello Scià filoccidentale – verso una Repubblica islamica con tutte le sue conseguenze, contraddizioni e profondi cambiamenti soprattutto per le giovani donne.
Ho incontrato donne di ogni tipo, ragazze alla moda che con dignità portano il loro hijab, e lasciano trasparire la trasgressiva voglia di indossare abiti, mostrare i bellissimi occhi truccati e i capelli ondulati.
Questi fotogrammi rimandano ai ricordi di un passato recente, alla dignità persiana che ancora oggi si racconta nell’architettura pre-islamica e attraverso profili, dettagli e sguardi delle persone fotografate.
A partire dalla capitale Teheran fino ai piccoli paesi sperduti nelle campagne come Chasmha, le famiglie ci hanno accolto e ospitato offrendo una cosa di inestimabile valore: la conoscenza e la semplicità del quotidiano.
Mi sono diretta verso sud a Isfahan con una coppia che non aveva ancora fatto il viaggiodi nozze e si avviava a visitare la città deipropri sogni (chiamata la Firenze persiana).Il viaggio è poi proseguito per Yazd e infine Shiraz.
Percorsi non usuali che tagliano in due l’Iran passando per alcune delle città artisticamente più importanti, come Isfahan,o custodi della tradizione letteraria, quale Shiraz, la patria del poeta Hafez, considerato dagli iraniani come il Dante persiano.
Lungo questo itinerario ho quindi avuto modo di deviare dalle grandi vie turisti che penetrando in luoghi affascinanti: ho potuto incontrare molte persone che ancora mi emoziona ricordare quando guardo lei mmagini che mi sono portata in Italia, quando a distanza di anni torno a osservarei volti delle donne iraniane e vi leggo ilbisogno di testimoniare la loro esistenza, la grazia della loro bellezza.
In uno dei tanti incontri ho conosciuto Amira. La giovane aveva sposato un commerciante e mi raccontò che per lei non avere figli era un dramma perché c’era il pericolo che il marito – su consiglio della famiglia – potesse ripudiarla per sposare un’altra donna. La fertilità è l’aspetto fondamentale per la convivenza della coppia, dal momento che la progenie rappresenta ricchezza.
Durante la cena offrì piatti prelibati, tra cui“fesenjan” (spezzatino di carne con salsa di melograno, melanzane e cardamomo) e“mast-o-hier” (zuppa a base di kefir, cetrioli,uva passa e menta) accompagnati da una birra fermentata a casa. Amira aveva tanta voglia di condividere le sue ansie e le sue paure e all’indomani pianse per la nostra partenza.
Ripensando a questo incontro, ricordo di essere rimasta meravigliata dalle sue preghiere prima di andare a dormire e ancor più emozionata dal suono dolce del suo canto associato ad uno strumento che chiamava “santur”.
Questi aspetti di vita quotidiana condivisi con semplicità e umana empatia hanno arricchito il valore culturale del viaggio e, grazie alla scoperta di usi e costumi così raffinati, ho potuto rendermi conto dell’inestimabile sapienza di uomini e donne che hanno aperto le loro case e hanno offerto la loro generosa accoglienza a noi persone del tutto sconosciute.
Silvana Grippi
Dialoghi Mediterranei, n. 52, novembre 2021
(immagini disponibili al seguente link: http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/le-donne-in-iran-e-la-grazia-dello-sguardo-sotto-il-hijab/)
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