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Il Sahara occidentale e i saharawi

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La Storia passata e presente dei I Saharawi

Un territorio impervio di circa 266.000 chilometri quadrati che si affaccia sull'oceano Atlantico e confina con il Marocco, l'Algeria e la Mauritania. Il territorio è desertico  ma è bagnato da un mare ricco di banchi di pesca e con molte risorse minerarie (principalmente i fosfati). Gli abitanti sahrawi verivano dalla fusione di tribù berbere e beduine autoctone e di elementi arabo-yemeniti arrivati nel Maghreb  fin da 1300.L'hassanya è il loro dialetto tipico di molte zone fino in Mauritania.
Fino nel 1975 questi luoghi erano colonizzati dagli spagnoli che alla morte del dittatore li ha lasciati alle mire della Mauritania e del Marocco che lo hanno occuapto in cambio di concessioni economiche vantaggiose per tutti i confinanti. Questa invasione non fu pacifica come ci racconano le fonti, in quanto gli unici testimoni viventi che si trovano in esilo ci raccontano che opposero resistenza ma poi dovettero fuggire verso l'unico confine praticabile: la piccola striscia che li unisce all'Ageria. 
Un territorio inospitale di circa 10.000 chilometri quadrati ricoperti di dassi e sabbia e con un clima dove la temperatura varia nelle due stagioni: estate ed inverno rqaggiungendo 50/60° in estate e 5° sottozero nelle notti invernali. La pioggia è assente quindi anche la vegetazione, l'acqua è recuprabile a molti metri di profondità con un tasso di salinità che non la rende potabile. 
Il Fronte Polisario che si è costituito nel 1973 per combattere il colonialismo spagnolo si è trovato ad organizzzare sia la fuga che l'attuale sopravvivenza.
Ancora oggi nel Sahara occidentale vivono sotto il controllo del Marocco, da oltre trent'anni, mentre sono circa 250.000 che sopravvivono nei campi profughi di Tindouf (Algeria) in attesa del "referendum" che lascia il problema non risolto del riconoscimento all'autodeterminazione e con leggi restrittive di cui si ha pochissime notizie (circa 850 persone sono scomparse nel nulla).
Le condizioni di disagio in cui vivono le genti del sahara sono molteplici principalmente senza la prospettiva di uno stato riconosciuto e di una identità di popolo che è  continuamente messa a rischio dalla politica internazionale, la quale non conferma nè smentisce l'autodeterminazione ma resta ambiguo con il governo del Marocco. L'assistenzialismo certo non fa piacere ai sahrawi che sono costretti all'immobilità.
Ho iniziato a studiare il problema sahrawi dal 1974 e sinceramente pensavo che avrebbero presto risolto questa precarieta di rifugiati in Algeria e che il problema internazionale purtroppo ogni volta sembra arrivare a soluzione, poi chissà perché viene accantonato.
Il primo viaggio nei campi profughi fu per me una esperienza indimenticabile ma ancora più significante sono stati gli altri viaggi nei territori occupati dove ho potuto vedere e conoscere non solo la prima ma anche la seconda generazione e pensare che ora siamo già alla terza (contando le giovani madri quindicenni). Questa è forse la più grossa esperienza politica e sociale del nostro secolo di uno "stato in esilio" ben gestito in uno dei deserti più inospitali del mondo. 
La popolazione nei campi è suddivisa amministrativamente in quattro principali raggruppamenti in tendopoli detti "wylaya" che, corrispondono alle nostre provincie; ogni wylaya è poi suddivisa in sei/sette circoscrizioni le "daira" che sono i comuni sotto le quali esistono municipalità e comitati suddivisi come nel paese di provenienza. Una organizzazione sociale dove tutti sono attivi e l'unità di base è la famiglia, l'educazione e i valori sociali. Questo impegno è svolto in gran parte dalle donne che dal 1974 sono costituite in organizzazione detta UNMS che continua a dare la forza e il sostegno ai loro uomini in trincea.

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Settembre 2007 10:55 )  

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