Le nozze di Figaro
La Compagnia Lavia e Procope Studio presentano "Le nozze di Figaro" di Pierre-Augustin de Beaumarchais. Traduzione di Enrico Groppali. Riduzione e adattamento di Tullio Solenghi e Matteo Tarasco. Con Tullio Solenghi, Sandra Cavallini, Roberto Alinghieri, Giancarlo Condè, Alessandra Schiavoni, Silvia Salvatori, Guglielmo Guidi, Gianluca Musiu, Totò Rancatore. Scene e costumi di Andrea Viotti. Elaborazioni musicali di Riccardo Benassi. Light designer: Pietro Sperduti. Regia di Matteo Tarasco.
Tullio Solenghi - Figaro
La Folle journée ou Le Mariage de Figaro (1783) è la commedia scritta da Beaumarchais come seguito de Il barbiere di Siviglia. E’ la storia del matrimonio tra Figaro e Susanna, ostacolato dal Conte d’Almaviva, di cui Figaro è il servitore, e che, annoiato dalla moglie, vuole profittare delle grazie della giovane, pretendendo quanto meno una sorta di ius primae noctis. Ma “Le donne sono molto più intelligenti degli uomini” e le cose non andranno secondo le aspettative del nobile.
Le nozze di Figaro, tradotto in opera da Wolfgang Amadeus Mozart, è una recita che contiene e anticipa molti dei temi cari alla rivoluzione francese, scoppiata soltanto pochi anni dopo: c’è il risentimento verso la nobiltà, verso la presunzione di superiorità dei ricchi, dei fortunati per nascita, c’è l’anelito al riscatto femminile, e soprattutto l’odio per una legge diseguale, che rende chi è schiavo ancor più schiavo; una commedia che è una sfida, per dirla con Solenghi, di “Quel Quarto Stato che per troppo tempo fu costretto a tenere sopite le proprie rivendicazioni”.
La compagnia guidata da Matteo Tarasco e Tullio Solenghi decide di non tacere i risvolti politici e sociali della pièce, ma di dare tuttavia risalto al lato farsesco, giocoso, spingendo spesso l’acceleratore del grottesco fino all’estremo; una scelta in sé condivisibile, ma se trattata con estrema cautela. Ne esce un lavoro gradevole, ma nel suo sapore contemporaneo, sin troppo leggero. La soave comicità settecentesca è sostituita da una ben più facile e meno penetrante comicità di stampo ‘televisivo’; spesso si sorride, raramente di ride. La scelta del lessico semplificato, della combinazione di dialetti, la decisione di calcare la mano nel linguaggio dei corpi e di alzare la voce per sottolineare alcuni passaggi comici, non sempre funzionano.
Certo, il testo è piacevole e le interpretazioni, per quanto non strepitose, sono convincenti: in particolare Tullio Solenghi recita la parte di Figaro in modo garbato e Alessandra Schiavoni (la contessa Rosina) è molto brava. In generale la compagnia è affiatata, e non mancano passaggi pienamente riusciti, come quello del palpeggiamento tra la contessa e il giovane Cherubino vestito da donna. Non c’è dubbio inoltre che nel secondo atto si riscontri una maggiore coerenza e un più intenso equilibrio, rispetto a un primo più caotico e dispersivo.
Assolutamente felice d’altronde la scelta dei costumi, divertenti e innovativi, barocchi fino al paradosso, con una particolare attenzione alle mirabolanti parrucche, fra le quali segnaliamo quella di Marcellina, sulla quale spicca una vistosa caravella con tanto di vele; un divertente passaggio onirico, che dimostra che anche in teatro osare si può, e si dovrebbe più spesso.
Al Teatro della Pergola fino a domenica 25 marzo 2007.
Giulio Gori - DEA