
Regia: Giuseppe Tornatore
Personaggi: Francesco Scianna, Margaret Madè (con la partecipazione di Raoul Bova e Monica Bellucci)
Anno: 2009
Musiche: Ennio Morricone
Baaria è l'antico nome fenicio della città siciliana di Bagheria nella provincia palermitana. Attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia di Bagheria, il film racconterà un secolo di storia italiana, con le Guerre Mondiali e l'avvicendarsi, sulla scena politica, di Fascismo, Comunismo, Democrazia Cristiana e Socialisti.
Di sicuro lo sforzo produttivo è impressionante, e d’altra parte si tratta del film più costoso mai prodotto in Italia. C’è da impazzire solo a pensare al lavoro degli scenografi, che hanno ricostruito set di un’autenticità impensabile in Tunisia. Già solo per l’impegno profuso, varrebbe la pena di vedere il film. A questo si aggiunge l’evidente passione con cui Giuseppe Tornatore ha confezionato un film epico che narra della sua città natale, Bagheria. E’ chiaro in ogni fotogramma, in ogni snodo della storia, in ogni personaggio, che il film trasuda passione e che si tratta di un progetto in cui Tornatore ha investito tutto sé stesso e la sua credibilità autoriale. Anche per questo, un film da vedere.Ma ovviamente non c’è solo questo: Baarìa scorre che è un piacere, nonostante una durata impegnativa (150′) e uno stile roboante che a volte sconfina nell’eccessivo, ma che comunque riesce a non rendere il film un goffo dinosauro, anzi. A tratti ci si ritrova talmente immersi nella mente del regista, nei suoi ricordi e nelle miriadi di micro e macro citazioni che testimoniano il suo percorso culturale e il suo background, da venirne inevitabilmente commossi e inteneriti. Come se ci fosse talmente tanto amore da nascondere i difetti e far risaltare solo ciò che vale.
Baarìa è indubbiamente un film di Tornatore: è un cinema di ricordi, fatto di pezzetti di cultura alta e bassa che si incastrano come le tessere di un puzzle mentale. C’è come sempre il cinema, amato dal protagonista e dal regista. C’è l’anti-fascismo, c’è il comunismo. C’è la Sicilia, ma c’è anche l’Italia intera, filtrata attraverso la lente deformante di una piccola cittadina all’estrema provincia del Paese, ma pur sempre parte di esso e della sua storia.
Purtroppo però ci sono, tocchi eccessivi che impediscono a Baarìa di fare il passo successivo e diventare un capolavoro: innanzitutto perché Tornatore si sforza troppo per produrne uno, e si sa che i capolavori non nascono a tavolino, ma dal combinarsi quasi casuale di una serie di elementi vincenti. Qui c’è un’epica tronfia, esagerata, commentata da una colonna sonora di Ennio Morricone che sottolinea praticamente ogni sequenza.
Recensione da Venezia (66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica 2009) www.screenweek.it
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