DEApress

Tuesday
May 05th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Storia della Rivista D.E.A. VIII (i)

E-mail Stampa PDF

8. Il 1995 (espressione)

 

Il primo numero, che si avvale della splendida copertina di Rossano Maniscalchi, presenta al suo interno un’intervista con questo fotografo («Riflessioni e passioni nel mondo della moda», p. 5), tramite la quale è possibile approfondire la conoscenza della sua attività artistica, già notevole nel primo impatto visivo, confrontandosi direttamente con le idee che ne ispirano la creazione: «Io provo a diventare drammatico e creativo allo stesso tempo, ma a volte solo la semplicità è bellezza».

Fedora d’Errico, lasciata la presidenza, non abbandona però la rivista, offrendole un articolo, «Cinema e autori» (p. 7), in cui compie un’analisi sociologica su un libro forse più conosciuto per la sua trasposizione cinematografia, realizzata da Martin Scorsese nel 1988. L’ultima tentazione (di Cristo) di Nikos Kazantzakis, autore greco attivo nella prima metà del ‘900, esce nel 1955, e viene messo subito all’indice dalla Chiesa. L’idea di un Gesù titubante di fronte alla più umana delle tentazioni, quella di una vita tranquilla e terrena, con moglie e figli, senza la preoccupazione di un’umanità da salvare, non fu accettata dalle menti religiose più dogmatiche. Ma la scelta di condannare un libro perché ‘eretico’ (come del resto ogni accusa di eresia) rischia di far perdere il vero e più profondo senso della fede, che non può esistere senza quel ‘mistero’ fondamentale su cui si basa la religione cristiana, che è la scissione-simbiosi tra anima e corpo, tra spirito e carne.

Tra le pagine 10 e 11, è un interessante articolo-intervista, in cui Jonathan D. Suss («avvocato di Washington, musicista “Blues-piano-player”») propone una «Meditazione Su Arte Astratta, Consapevolezza di Dio e malinconia», iniziando il lettore ai ‘misteri’ della composizione artistica astratta. Un discorso a tratti al limite del ‘misterico’, non sempre di facile interpretazione, ma comunque decisamente suggestivo, specie quando tratta della percezione dell’opera artistica da parte dell’osservatore: «L’Astrattismo possiede immediatezza nel significare. Comunque ti accorgerai col monotono passare del tempo che il dipinto assume svariati significati. Osserverai! Può perfino cambiare col tempo! […] Potrai scoprire che si sviluppa un tipo di dialogo personale tra te e il dipinto in questione». L’articolo si accompagna alla presentazione di due mostre, una a Figline Valdarno, l’altra presso la “Galleria dell’Immagine D.E.A.”, entrambe di arte astratta, e organizzate da Marion Karoline W. Prigge.

Continua in questo anno anche la collaborazione con altre associazioni culturali, in particolare “Perseo centroartivisive”, che organizza mostre ed eventi in Firenze, tutti presentati e commentati nella rivista (e un intero articolo è dedicato alla mostra sociale “L’arte e la città”, scritto da Federico Napoli, p. 12). Silvana Grippi (che da questo momento in poi, inizia a firmarsi “sgf”) presenta poi la raccolta poetica Diamanti di Alberta Bigagli, autrice che anche collaborò con la rivista negli anni precedenti.

Carla Martini torna con la sua rubrica satirica «Martini Dry» (p. 16): e ancora una volta, l’efficacia del suo intervento è altalenante. Da un lato, lancia brevi frecciatine ai politici con ‘shottini’ di poche righe, taglienti e spesso gustosi; ma al contempo non demorde dal desiderio di ‘ubriacare’ il lettore con la sua «telenovela» (protagonisti «Silvia» e «Benito Craso»), a tratti piacevole, ma appesantita dall’insistenza sugli elementi parodici, che alla lunga bruciano la ‘finzione scenica’, svelandola e impoverendola.

«7 Autori» occupano la sezione «Poesie», con componimenti di nomi già noti (Yelitza Altamirano Valle, Laura Turchi, Pina Vicario) e nuove proposte. Tra le righe, Carla Martini si improvvisa critica letteraria (recensendo le poesie di Gianfranco Torracchi), con risultati apprezzabili, specie nell’abilità a ‘lasciar parlare’ l’autore, gestendo con accuratezza le citazioni, per integrare il proprio discorso.

I due racconti di Niccolò Filipponi («Stefania e l’amore») e Gigliola Caridi («Due occhi supplicanti»), alle pp. 18 e 19, segnano due momenti di indubbio fascino nella lettura della rivista. Filipponi non è forse al livello dei suoi migliori racconti, ma la sua storia di corruzioni e tradimenti coinvolge facilmente il lettore, aiutato anche da uno stile di scrittura scorrevole e a tratti ‘facile’ (anche se questa è ormai una caratteristica acquisita dello scrittore, solito a descrivere le vicende più sorprendenti e devianti, servendosi del linguaggio più comune e ‘scontato’). Quello che manca nel racconto di Filipponi – le componenti ‘deviate’ della mente umana – è però compensato da «Due occhi supplicanti» di Gigliola Caridi, storia carica di segreti e inquietudini, con un finale drammatico che rivela un’insospettata verità sulla psicologia della protagonista.

Le ultime due pagine del numero sono invece dedicate all’attività di promozione degli eventi culturali: la consueta «Rubrica» di Franca Pilati a pagina 22 e la presentazione di due mostre (una collettiva di arte contemporanea a Padova e «Il mondo dei Samurai» a Firenze, a p. 21). Una costante nell’impegno culturale del centro D.E.A., che qui si arricchisce anche di «Corso di acquarello», presentato in un breve inserto di Grazia Giaume (ibidem).

 

Carla Martini sorprende il lettore con i due testi-articoli che aprono il secondo numero dell’anno, «DEA in rosso». Abbandonata la consueta vena polemica e satirica, la scrittrice dispensa consigli a chiunque voglia dedicarsi seriamente al ‘mestiere’ dello scrittore («Scrivere: passione o anche professione?», p. 4) con un’analisi attenta e spassionata del mondo librario italiano, troppo facile a fomentare entusiasmi tanto generosi quanto destinati al sicuro fallimento. Questo articolo si inserisce all’interno di un più complesso progetto di recupero manoscritti (“S.O.S. Manoscritti!”) e consulenza (nonché formazione) letteraria, portato avanti dal centro D.E.A. in quegli anni: un altro esempio di come impegno ed espressione possano essere separati nello studio di questa rivista, ma in conclusione costituiscano un unico amalgama, guidato dal semplice bisogno di far sentire la propria voce. Con «Caro Professore» (p. 5), invece, la vena memorialista diviene dominante: la presentazione di un libro postumo del suo professore del liceo, Giuseppe Troccoli, diviene l’opportunità per una rievocazione di personaggi e vicende lontane nella memoria. Ma soprattutto, lo scritto della Martini è una riflessione sul valore del ricordo nella vita di ogni essere umano, un momento profondamente lirico di esame del sé, che si conclude nei toni sospesi e vaghi della meditazione esistenziale: «Anche noi siamo una canzone antica, una vecchia canzone che nessuno canta più e nessuno sa più chi l’ha scritta, ma ogni tanto torna un istante a sfiorarci con l’ala dolce della giovinezza, poi se ne va con la grazia un po’ stanca dei giorni sopiti.» Ma la Martini triplica addirittura la propria partecipazione alla rivista, con il consueto «Martini Dry» (p. 8), questa volta più contenuto nelle dimensioni (un susseguirsi di brevi ‘freddure’ e liriche parodizzanti, come il «Canto di Natale»: «Tu scendi dalle antenne», dedicato a «Silvio») ma indubbiamente molto più efficace delle «Soap opera» precedenti. Una voce insomma, quella di Carla Martini, che si consolida notevolmente, e che raggiunge in questo 1995 una sicurezza e poliedricità di tutto rispetto; capace di spaziare dalla satira alla lirica, dal linguaggio più basso e parodico a quello più elevato e riflessivo.

Nell’angolo della Poesia, molti poi i piacevoli incontri. Gianfranco Torracchi torna con due liriche intense e programmatiche: «Ars poetica ut pictura» (p. 10), che sviluppa lo spunto oraziano con una partecipazione tanto profonda quanto travolgente («Nuova luce m’assedia / non so dirti che / ho paura di / vederti riflesso / nel mare di quell’isola / che tu chiami / colore.»); e «Notte di San Giovanni» (ibidem), momento di panica fusione con la natura, vissuto come liberazione dell’io da una prigione che però, quasi inconsciamente, continua a ricostituirsi («Ho vissuto / come ragno di macchia / tessendo una tela / prigioniero di me. […] Un ritaglio di luna / nell’acqua del fiume prigioniero / vorrebbe i confini / varcare.»). Tra gli altri autori, oltre a una citazione ‘impegnata’ (la poesia proemiale di Se questo è un uomo), tante le conoscenze già consolidate dai lettori di D.E.A.: la poesia ‘fatta di vita vissuta’ di Laura Turchi; un insolito Niccolò Filipponi in veste lirica (che anche qui mantiene il suo stile semplice e leggero, in una canto di gioia a «La primavera», p. 11); e Isabella Horn, capace di portare anche i ‘versi facili’ di uno «Stornello» a vibrare come le corde di un violino: «mille corolle di luce ondeggiante: / lo sguardo errante / confuso / danzante / volteggia di fiammella in fiammella / e non sa quale sia la più bella» (ibidem).

Tra i racconti, sorprende piacevolmente la fiaba in versione ‘impiegatizia’ di Mariella Braccini: «Pioggia» (p. 12), storia di una «pioggia in pantofole» che decide di non cadere più («“E sicuramente è illegale!”», lamentano il Sole e il Vento del Nord). Molto più suggestiva e ancestrale è invece «Pietra Filosofale» di Michele Giardiello (ibidem), una lotta tra luce e tenebra dell’anima, trasportata negli incerti confini delle leggende e dell’alchimia, per rivelare l’intima corruzione che ottenebra la ragione umana, nella sua ricerca del Bene e della salvezza.

Una novità significativa di questo numero, è indubbiamente l’inserimento dei «Raccontini, Poesie e Disegni» (p. 15) di bambini delle elementari: un breve spazio di espressione che si inserisce nella ormai consolidata collaborazione con l’associazione “Perseo”, per aprire i limiti autoimposti dentro cui l’arte spesso si realizza. Una scelta in linea con quanto già la rivista “D.E.A.” aveva testimoniato nei suoi primissimi articoli (si veda per esempio il secondo numero del 1990, con gli articoli su Bruno Bettelheim e sul pittore Guido Gualandi: cfr. Storia della Rivista D.E.A. II).

Dopo la battuta d’arresto dell’anno precedente, la Galleria dell’Immagine torna a proporre un ricco  programma di eventi (p. 16) sfruttando anche le possibilità di collaborazione con locali ed enti esterni, e confermando l’indirizzo sociale e culturale condiviso. Segue l’articolo di Mirella Tonellotto sull’arte di Lucio Fontana (p. 17), autore dei celebri “strappi” e “buchi” sulla tela: un percorso storico, ma anche una riflessione sull’arte, nel scoprire l’«eroismo» di questo autore, sempre fedele alla sua ispirazione-guida, anche nel mezzo degli scandali suscitati dalle sue opere.

A tratti ermetica, ma di potente effetto polemico, è poi la prosa «CEM-ANAHUAC -il mondo unico-» (p. 18), evidente critica al degrado subito dalla cultura nel mondo contemporaneo: «la parola va riducendosi in un rudimentale grimaldello innanzi ad una porta che non ha più toppa». Un testo ricco di citazioni colte (L’Ulisse di Joyce, la poesia di Attila Jozsef), abile nei giochi linguistici e nelle costruzioni di neologismi (il «corpo elettoReale», «l’Ostiviale»): un tentativo di contrapporre qualcosa di effettivo alla attuale ‘morte del linguaggio’.

Un’intera pagina è poi dedicata all’arte di Gonul Erdaha (articolo di Nicola Nuti, p. 20), autrice di opere di un astrattismo geometrico e metaforico, in cui la ricerca della forma diviene occasione di confronto con le maggiori profondità della psiche. Spicca poi per il proprio valore culturale l’«Intervista a Fiorenzo Smalzi» di Gigliola Caridi, in cui il gestore del celebre caffè letterario Le Giubbe Rosse descrive le iniziative in programma per il 1995, e riflette sullo stato dell’arte e della cultura al giorno d’oggi. La pagina successiva è dedicata a due recensioni di libri: la raccolta di poesie Mi sono innamorato di Santino Spatà, dal titolo apparentemente banale, ma che cela una profonda ricerca mistico-religiosa, intrecciando la poesia alla pittura; e il libro Accademie e istituti culturali a Firenze, curato da Francesco Adorno: un dettagliato percorso attraverso tutte quelle organizzazioni che hanno reso e ancora rendono la città di Firenze uno dei più grandi centri culturali della modernità. In chiusura di rivista, Fedora d’Errico torna a dedicarsi al «Cristo dei Vangeli» (p. 23), continuando una ricerca iniziata con l’analisi del libro di Niklos Katantzakis nel precedente numero, e destinata a continuare ancora nei prossimi.

 

Simone Rebora

Share

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Febbraio 2010 13:24 )  

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

simone fierucci . 05 Maggio 2026
Il Governo Meloni “privatizza” gli sfratti e alla macelleria sociale che si abbatterà sulle città serve una grande risposta sociale e democratica. La segretaria nazionale dell’Unione Inquilini, Silvia Paoluzzi, spiega: Questo DDL rappresenta u...
simone fierucci . 05 Maggio 2026
Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   dossier di Mario Sommella   Es...
Silvana Grippi . 05 Maggio 2026
Pino Gori Diplomato al Liceo Artistico di Ravenna, laureato in Architettura a Firenze. Professore nel Liceo Artistico di Porta Romana di Firenze. Attivo in vari gruppi artistici e associazioni, con attenzione alla multiculturalità , ...
Silvana Grippi . 05 Maggio 2026
FESTIVAL MEDIAMIX   PARTERRE - SALA MARMI (PIAZZA DELLA LIBERTA' - FIRENZE) GALLERIA D.E.A.  con la collaborazione del Comune di Firenze Q,2      Primo laboratorio creativo dal 27 al 30 maggio 2026...
DEAPRESS . 05 Maggio 2026
Segnaliamo la mostra personale dell'artista Rachele Deborah Materiale dal titolo "Il filo conduttore - L'essenza del legame".L'esposizione, curata dall'Associazione Borgo Accogliente, sarà ospitata nella suggestiva cornice del Monacato di Villa Euche...
DEAPRESS . 04 Maggio 2026
Ogni mio lavoro ha la sua genesi nel sentimento ispirato a temi e realtà attuali e scomode e si sviluppa e si dipana su tela come un racconto. Nasce una decina di anni fa come racconto rassicurante del “villaggio dell’uomo”, delle sue ...
Fabrizio Cucchi . 01 Maggio 2026
Presentazione del libro: "Neanche un filo d'erba. Socioanalisi narrativa di un carcere minorile". Venerdì 8 maggio alla Comunità di base delle Piagge.  
DEAPRESS . 01 Maggio 2026
In mezzo a due delle celebrazioni più importanti del calendario civile del nostro Paese, esce il nuovo numero di “Dialoghi Mediterranei” che dall’attualità muove per ragionare, discutere, dialogare. Viviamo dentro una grande frattura che lacera il te...
DEAPRESS . 30 Aprile 2026
Fantasia è un film del 1940 diretto da registi vari. È un film d'animazione americano prodotto da Walt Disney e distribuito dalla Walt Disney Productions. È il terzo Classico Disney.   &...

Galleria DEA su YouTube