TOMMASO PENDOLA, CHI ERA COSTUI ?
Un piccolo grande uomo dell’ 800 toscano.
Un piccolo grande uomo dell’ 800 toscano.
Recensione del volume: Enrico Cimino, "Tommaso Pendola La vita e gli scritti", Antologia. Collana dell’Istituto Tommaso Pendola, Siena (diretta da Enrico Cimino), pp. 190. In brossura, edito da Edizioni Cantagalli, Siena, dic. 2006, 15 euro.
Fa un certo effetto, in questo libro dedicato al fondatore dell’ omonimo istituto per l’ educazione dei sordi, scoprire che fino ad un paio di secoli fa i sordi (e, possiamo immaginare, gli andicappati in genere) non solo erano abbandonati a loro stessi, ma anche ritenuti quasi privi capacità intellettuali ed umane (quasi pare di sentire, mutatis mutandis, le disquisizioni cinquecentesche se gli indios fossero uomini o bestie!) e che solo una sparuta pattuglia di illuminati precursori delle moderne tecniche si occupassero della correzione dell’ handicap.Tommaso Pendola fu uno di questi.
Egli nacque a Genova nel 1800, mentre la città era assediata dalle truppe napoleoniche, e completò la sua educazione in Firenze, ove vestì l’ abito degli scolopi e collaborò subito con l’ Inghirami, cui si deve la prima carta geografica della toscana. Nel 1820 passò a Siena ad insegnare Filosofia e Matematica al famoso “collegio Tolomei” e nel 1830 fu chiamato alla locale Università. Nel frattempo si andava appassionando al problema dell’ educazione dei sordomuti e iniziò a collaborare con tutti i “precursori” dell’ epoca per elaborare tecniche, metodi e sistemi utili allo scopo.
Nel 1828, mediante pubblica sottoscrizione a cui contribuirono in primis il granduca e la granduchessa di Toscana,aprì il suo istituto con sei ragazzi che vi ricevevano vitto, alloggio, vestiario ed opportuna educazione. Lo stesso Pendola presentò il suo istituto in un articolo sull’ “Antologia ”, la rivista fondata a Firenze dal Viessieux. Il Pendola fece ovviamente parte dell’ antica “Accademia dei Fisiocritici ” di Siena e trovò tempo e modo di collaborare anche con l’ Accademia dei Georgofili di Firenze, nonché di fondare nel 1872 una rivista “Dell’ educazione dei sordomuti in Italia”, tutt’ ora edita da suo istituto.
Fu anche in corrispondenza con alcuni grandi nomi del suo tempo, come il Rosmini ed il Tommaseo. Quest’ ultimo, che aveva da poco pubblicato il suo “Dizionario dei sinonimi”, gli sottopose alcuni interessanti quesiti sulla sensibilità linguistica e non, dei sordomuti, che il Nostro discusse in una Memoria all’Accademia dei Fisiocritici ( riportata nel volume). E’ curioso vedere dei concetti scientifici e filosofici, nonché anche tutte le altre riflessioni civili e morali e talvolta anche politiche del Pendola, molto spesso sottoscrivibili anch’ oggi, espresse nel circonvoluto italiano dell’ ottocento! Anche per questo il volume, che riporta appunto una selezione panoramica dei numerosi scritti del Nostro, è di simpatica ed interessante lettura.Il Pendola chiuse la sua laboriosa giornata a Siena nel 1883. Aveva traversato quasi tutto il secolo.
DEApress - Ginetto Olivieri Passeri
Fa un certo effetto, in questo libro dedicato al fondatore dell’ omonimo istituto per l’ educazione dei sordi, scoprire che fino ad un paio di secoli fa i sordi (e, possiamo immaginare, gli andicappati in genere) non solo erano abbandonati a loro stessi, ma anche ritenuti quasi privi capacità intellettuali ed umane (quasi pare di sentire, mutatis mutandis, le disquisizioni cinquecentesche se gli indios fossero uomini o bestie!) e che solo una sparuta pattuglia di illuminati precursori delle moderne tecniche si occupassero della correzione dell’ handicap.Tommaso Pendola fu uno di questi.
Egli nacque a Genova nel 1800, mentre la città era assediata dalle truppe napoleoniche, e completò la sua educazione in Firenze, ove vestì l’ abito degli scolopi e collaborò subito con l’ Inghirami, cui si deve la prima carta geografica della toscana. Nel 1820 passò a Siena ad insegnare Filosofia e Matematica al famoso “collegio Tolomei” e nel 1830 fu chiamato alla locale Università. Nel frattempo si andava appassionando al problema dell’ educazione dei sordomuti e iniziò a collaborare con tutti i “precursori” dell’ epoca per elaborare tecniche, metodi e sistemi utili allo scopo.
Nel 1828, mediante pubblica sottoscrizione a cui contribuirono in primis il granduca e la granduchessa di Toscana,aprì il suo istituto con sei ragazzi che vi ricevevano vitto, alloggio, vestiario ed opportuna educazione. Lo stesso Pendola presentò il suo istituto in un articolo sull’ “Antologia ”, la rivista fondata a Firenze dal Viessieux. Il Pendola fece ovviamente parte dell’ antica “Accademia dei Fisiocritici ” di Siena e trovò tempo e modo di collaborare anche con l’ Accademia dei Georgofili di Firenze, nonché di fondare nel 1872 una rivista “Dell’ educazione dei sordomuti in Italia”, tutt’ ora edita da suo istituto.
Fu anche in corrispondenza con alcuni grandi nomi del suo tempo, come il Rosmini ed il Tommaseo. Quest’ ultimo, che aveva da poco pubblicato il suo “Dizionario dei sinonimi”, gli sottopose alcuni interessanti quesiti sulla sensibilità linguistica e non, dei sordomuti, che il Nostro discusse in una Memoria all’Accademia dei Fisiocritici ( riportata nel volume). E’ curioso vedere dei concetti scientifici e filosofici, nonché anche tutte le altre riflessioni civili e morali e talvolta anche politiche del Pendola, molto spesso sottoscrivibili anch’ oggi, espresse nel circonvoluto italiano dell’ ottocento! Anche per questo il volume, che riporta appunto una selezione panoramica dei numerosi scritti del Nostro, è di simpatica ed interessante lettura.Il Pendola chiuse la sua laboriosa giornata a Siena nel 1883. Aveva traversato quasi tutto il secolo.
DEApress - Ginetto Olivieri Passeri
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