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Lasciando il bosco

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Esce " Lasciando il bosco", il primo romanzo di Susanne Portmann. Una storia fra favola e giallo dove la parola e’ la vera protagonista. Un giovane ingegnere cosmopolita a cui misteriosamente ed improvvisamente sparisce la sorella; un viaggio all’indietro nel tempo, alla ricerca d’indizi seminati nella memoria della storia familiare; la storia di Hansel e Gretel; il bosco dell’infanzia cosi’ lontano , ma in verita’ dolorosamente presente e abitato dal fantasma di una strega. Unite questi ingredienti con una scrittura leggera, uno stile da romanzo giallo, senza il rituale della scoperta finale dell’assassino, un ritmo incalzante che spinge il lettore, a seguire con emozione il protagonista nel suo diario di ricerca e avrete 'Lasciando il bosco' opera prima di Susanne  Portmann, pubblicato da Michele Di Salvo editore, Divisione “Mangrovie”. Una favola semplice, bella, avvincente. Una prova letteraria riuscita. “Io dipingo, ma una decina di ani fa - cidice l’autrice- nacque l’idea di scrivere un racconto. Non avevo nulla di di chiaro in mente, ne’ una trama. Pensavo a una versione moderna di Hansel e Gretel, ma tutto comincio’ a prendere corpo quando mi venne l’idea della sparizione di una sorella e calandomi nel personaggio del fratello, la storia cominciò a svolgersi inaspettatamente, scivolandomi nelle dita. Il racconto non è autobiografico.”E’ come se fosse stato dentro di me ad aspettare che fosse pronto per uscire”. Susanne portmann è madrelingua svizzero-tedesca, ma scrive in italiano, un indizio che suggerisce domande intriganti sul senso di scrivere nella lingua dell’”altro”
”Lo svizzero-tedesco – ci racconta- è soggetto a una forte diglossia: parla la lingua (o ildialetto, gli studiosi non concondano) svizzero tedesco (che stà il sardo all’italiano), ma a squola impara a scrivere una lingua nuova, che viene detta “alto tedesco” o “tedesco di scrittura”. Scrivere quindi comporta un salto mentale non indifferente e anche un raporto non facile e ambivalente con il tedesco. Per me è stato veramente drammatico e utilizzare come lingua di espressione, prima il francese, nella mia adolescenza e l’italiano oggi, mi ha dato il senso di autenticità e di una profondità nella comunicazione che il carattere pedante e accademico del tedesco insegnato a scuola non mi permetteva. A tutto questo aggiungo che  la scrittura richiede lavoro, tempo, soprattutto il tempo di un lavoro personale, di rapporto con gli altri. Di vita vissuta”. In questo senso ”Lasciando il bosco” è un punto di arrivo, come dice l’autrice. Noi ci auguriamo che sia un punto di partenza.
 
Giovanna Hollesch - DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Novembre 2007 15:29 )  

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