Al Festival dei Popoli : People I could have been or maybe am
“C’è una vita che pensiamo di vivere, ed una altra che viviamo veramente. Ma la realtà e l’immaginazione a volte coincidono… ma questo succede molto raramente” . Ed è con l’esistenza dell’ altro che il nostro percorrere si fa in due vite parallele; a volte, con gli alti e bassi nel diagramma del tempo, riescono a unificarsi in un punto ed è in quel momento quando “io” e “l’altro” ci accorgiamo che siamo uguali e le cose che facciamo sono basate sulle stesse esigenze esistenziali dell’ essere umano.
Tutto prende spunto dalla domanda che facciamo a noi stessi, “Come ci si sente ad entrare nella vita di un qualsiasi sconosciuto? ”. Boris Gerrets ha voluto sperimentare immediatamente questa sensazione, e con il mezzo più semplice di registrazione, il telefonino, si è catapultato nella vita dei tre personaggi, dalle facce comuni nella vita quotidiana, ma con un altro volto dopo che si chiudevano nel loro spazio e si toglievano la maschera della persona. E questa maschera se l’è tolta anche lui, Boris, mettendo il suo vero volto umano nel film.
La storia racconta che: A Londra, Steve, un tossicodipendente che chiedeva l’elemosina per le strade, aveva buttato tutta la sua vita precedente in un buco nero che non gli permetteva di vedere di nuovo la luce e si incamminava verso il futuro senza saperlo. “Lui voleva la vita cosi disperatamente che la stava uccidendo ”. Dice il regista, mentre riprende il suo personaggio nella sua disperazione totale. Dall’ altra parte c’è Sandrine, bellissima ragazza brasiliana, venuta a Londra in cerca di marito, alla ricerca di migliorare il suo futuro. Perche lei un futuro c’è l’aveva già a casa sua, un bimbo di nome Rodrigo che la aspettava con impazienza. Ma Sandrine non cercava l’amore, cercava il futuro. Lei si sentiva libera, ma disperatamente immersa nel suo dolore. E dall’ altra parte del telefonino, lui, Boris, che si innamora dello spirito libero di lei, lasciando il suo corpo al richiamo della natura. Di nuovo Steve che nel dilemma di incontrare o no sua figlia, ormai persa, trova la motivazione in Precious, un aspirante cantautrice, anche lei "uccideva" la sua disperazione con la droga. Ma non durò tanto, dopo la loro separazione e la fuga di Steve, lei morì, dicendo al mondo “Sono una poesia, leggimi per riempire la tua anima”. I due personaggi infine ritornano alla loro quotidianità, la stessa cosa che fa anche Boris Gerrets, che con le sue riprese crea il film. Un film senza scenario, senza l’inizio e senza una fine...O forse sono questi i due limiti che non servono…
Un film ripreso con il telefonino: dimostra che non sono i mezzi quelli che fanno un film, ma è l’occhio del regista.
Erion Mollaymeri (erionmollaymeri at yahoo.com)
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