Una lettura piacevole, a tratti avvincente, arricchita da un sense of humor ed un gusto parodico che divertono e catturano.
CSI Doghet – Harry Joy Dog e il caso di Rose Street (Roma, Albatros 2011), romanzo d’esordio di Sancris Grippi, racconta «uno strano caso di minacce e morti misteriose per avvelenamento» nel perfetto stile del genere giallo, “modernizzato” dal riferimento alla famosa serie tv americana. La storia, ben strutturata e ricca di colpi di scena, mantiene viva l’attenzione fino allo scioglimento finale, vera “sorpresa nella sorpresa”. Ma non anticipo troppo: il piacere del giallo nasce in primo luogo dalla suspense.
Ed il libro di Sancris Grippi si distingue per un ulteriore “mistero”, che cattura il lettore dall’inizio alla fine. Già la copertina lo anticipa bene: sullo sfondo di una città in silhouette nera sotto un cielo in giallo-arancione (forse una memoria pynchoniana?) si stagliano le immagini di… due bellissimi cani! Ed in effetti il nome del protagonista conduce sulla buona strada: Harry Joy DOG. E basta leggere le prime pagine del libro per scoprire che la città in cui si svolge la vicenda, è proprio la London dei primi capitoli di Gravity Rainbow… solo leggermente deformata nel nome di LONDOG! Ed i co-protagonisti portano tutti nomi di cani: Miss Greyhound Lea LEVRIER, Ciro MASTINO NAPOLETANO, Tex TEDESK PASTORE. E non mancano poi altri animali: Filiphe e Pepe MOUSE, Jerry LA TALPA. Eppure tutti questi personaggi, nel corso della storia, si comportano perfettamente e naturalmente come esseri umani: guidano macchine, si siedono su sedie e poltrone, prendono gli oggetti con le mani e si baciano “alla francese”. A complicare ancor di più il mistero, giungono poi gli splendidi disegni dell’autrice, che accompagnandosi alla presentazione dei singoli personaggi, ne rendono però più complessa la caratterizzazione fisiologica. Insomma: si tratta di uomini o di cani? In questo senso, il seguente brano sfiora la metatestualità:
«Alla televisione c’era il suo telefilm preferito: Il commissario Rex. Il giovedì per Harry era la serata più rilassante di tutta la settimana […] Gino lo guardava con l’aria un po’ stralunata: “Vedi è giovedì e beh… la mia signora non vuole che guardi Il commissario Rex, dice che mi mette in testa strane idee”» (p. 75).
Ma le “strane idee” del lettore – perché questi stessi personaggi non mancano poi di asciugarsi le lacrime «con la zampa» ed annusarsi «il bel di dietro» – trovano risoluzione nel finale del libro: la “sorpresa nella sorpresa” cui accennavo prima. Ma per scoprirla (al prezzo di una piacevole risata) lascio lo spazio alla lettura.

per DEApress, Simone Rebora
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