Sogno di un mattino di primavera
Sandro Lombardi nei panni della Demente
La Soprintendenza speciale per il Polo museale fiorentino, il Museo nazionale del Bargello e ETI – Teatro della Pergola presentano la Compagnia Lombardi Tiezzi in ‘Sogno di un mattino di primavera’ di Gabriele D’Annunzio. Regia e drammaturgia di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi. Con Sandro Lombardi, Marta Richeldi, Alessandro Schiavo, Annibale Pavone, Marion D’Amburgo, Davide Calabrese. Allestimento scenico di Fabrizia Scarsellati Sforzolini. Costumi di Giovanna Buzzi. Luci di Gianni Pollini. Suono di Antonio Lovato.
Un D’Annunzio meno conosciuto. Sogno di un mattino di primavera è tra le opere meno frequentate dell’autore abruzzese, ma non per questo poco significativa. Si tratta di un poema tragico, scritto esplicitamente per Eleonora Duse, stanca di recitare ruoli i “borghesi” di Ibsen.
E’ la storia di una Demente, accecata nella ragione dal tragico omicidio dell’uomo amato, ridotta in manicomio dopo essere rimasta abbracciata al cadavere che l’ha ricoperta di sangue per una notte intera. E’ il racconto del suo delirio, ma anche del suo rinsavimento (o forse soltanto di un suo scatto d’orgoglio). E’ l’osservazione, elegantissima e raffinata, tra citazioni shakespeariane e autocitazioni dannunziane, in una lingua di una ricercatezza fuori dal comune, del senso di colpa che attanaglia l’essere umano di fronte a un evento tragico che lo colpisce, anche in assenza di oggettiva responsabilità.
“Non si può fare una ghirlanda senza recidere un ramo” afferma l’ipersensibile Demente, in un paradossale contrasto con la propria incapacità, almeno fino a quel momento, di richiamare alla memoria un evento di efferata violenza.
I movimenti degli attori sono lenti e amplificati, e a tratti si immobilizzano in posizioni scultoree. Le interpretazioni sono ispirate e volutamente sopra le righe e contribuiscono a una costante e altissima tenuta stilistica. Ottima la prova di Marion D’Amburgo, meravigliosa quella di Sandro Lombardi, che interpreta ineffabilmente la parte della Demente, al tempo stesso fragile e appassionante, con una maniera vocale apertamente ispirata a quella della grande Valentina Cortese. Oltre alla voce, di Lombardi meravigliano le mani, femminili, bianchissime e affusolate, assolutamente protagoniste nella lenta teatralità plastica della scena.
Le scene di Fabrizia Scarsellati Sforzolini si adeguano al tormentone dannunziano del tricolore, con i continui riferimenti al bianco, al rosso e al verde; danno inoltre spazio a una geometrica disposizione di vasi di piante che cercano di riprodurre quell’ordine irreprensibile che deve regnare, quasi per antifrasi, nei manicomi; ma soprattutto, nella loro discrezione, lasciano campo alla bellezza del cortile del museo del Bargello, che già di per sé costituisce un’ineguagliabile scenografia teatrale. Ben sottolineata dalla toccante scena conclusiva, dove la Demente si allontana salendo lentamente la lunga scala, a ricordare, a ritroso, la sublime e immortale Gloria Swanson di Viale del Tramonto.
Un D’Annunzio meno conosciuto. Sogno di un mattino di primavera è tra le opere meno frequentate dell’autore abruzzese, ma non per questo poco significativa. Si tratta di un poema tragico, scritto esplicitamente per Eleonora Duse, stanca di recitare ruoli i “borghesi” di Ibsen.
E’ la storia di una Demente, accecata nella ragione dal tragico omicidio dell’uomo amato, ridotta in manicomio dopo essere rimasta abbracciata al cadavere che l’ha ricoperta di sangue per una notte intera. E’ il racconto del suo delirio, ma anche del suo rinsavimento (o forse soltanto di un suo scatto d’orgoglio). E’ l’osservazione, elegantissima e raffinata, tra citazioni shakespeariane e autocitazioni dannunziane, in una lingua di una ricercatezza fuori dal comune, del senso di colpa che attanaglia l’essere umano di fronte a un evento tragico che lo colpisce, anche in assenza di oggettiva responsabilità.
“Non si può fare una ghirlanda senza recidere un ramo” afferma l’ipersensibile Demente, in un paradossale contrasto con la propria incapacità, almeno fino a quel momento, di richiamare alla memoria un evento di efferata violenza.
I movimenti degli attori sono lenti e amplificati, e a tratti si immobilizzano in posizioni scultoree. Le interpretazioni sono ispirate e volutamente sopra le righe e contribuiscono a una costante e altissima tenuta stilistica. Ottima la prova di Marion D’Amburgo, meravigliosa quella di Sandro Lombardi, che interpreta ineffabilmente la parte della Demente, al tempo stesso fragile e appassionante, con una maniera vocale apertamente ispirata a quella della grande Valentina Cortese. Oltre alla voce, di Lombardi meravigliano le mani, femminili, bianchissime e affusolate, assolutamente protagoniste nella lenta teatralità plastica della scena.
Le scene di Fabrizia Scarsellati Sforzolini si adeguano al tormentone dannunziano del tricolore, con i continui riferimenti al bianco, al rosso e al verde; danno inoltre spazio a una geometrica disposizione di vasi di piante che cercano di riprodurre quell’ordine irreprensibile che deve regnare, quasi per antifrasi, nei manicomi; ma soprattutto, nella loro discrezione, lasciano campo alla bellezza del cortile del museo del Bargello, che già di per sé costituisce un’ineguagliabile scenografia teatrale. Ben sottolineata dalla toccante scena conclusiva, dove la Demente si allontana salendo lentamente la lunga scala, a ricordare, a ritroso, la sublime e immortale Gloria Swanson di Viale del Tramonto.
Nel cortile del Museo del Bargello fino al 27 maggio 2007
Giulio Gori - DEA
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