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Mutazioni genetiche di un reato

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Mutazioni genetiche di un reato

 Sciascia mi ha condotto (con la nota a La strega e il capitano - ma, poi, attraverso tutta la sua opera - fin dal caso di Fra Diego La Matina – in Morte dell’Inquisitore) da una rivisitazione dell' inquisire (sottoporre a indagine, a inchiesta – e poi per estensione a inquisitore, Grande Inquisitore, Inquisizione, Sant'Uffizio, etc.) a una prefazione di Gian Antonio Stella al testo di Storia della colonna infame (BUR rizzoli - RCS Libri - Milano, 2009. Il  processo che vi è narrato si svolse nel 1630). In essa, quindi nel 2009, 480 anni dopo fatte le verifiche di oggi 2010, si registra che il reato di tortura non è ancora individuato e sancito nelle leggi italiane. Ne scaturisce una serie di considerazioni sulle mancate estensioni a innumerevoli circostanze processuali penali nel nostro ordinamernto giuridico potendo così ascrivere l'assenza a ciò che in termini di filosofia del diritto è denominata, tecnicamente, una lacuna.

Una "lacuna" è uno spazio vuoto di quella materia, ma nel quale si sono già riversate materie di altra natura. E' pressoché impossibile che nel vuoto non siano precipitate altre “sostanze” in un pianeta che, anche fisicamente - e concettualmente, in termini di quantità di pensiero, è la stessa situazione se non peggio - tende alla sua occupazione. Il comportamento inquisitorio forse è un apprendimento della civilizzazione tant'è vero, e sia solo a titolo dimostrativ, che essa ci ha portato sempre di più ad essere persecutori dei nostri animali domestici sia in senso di "cura" che in senso di "tortura". In questo ambito la cura può equivalere, se non addirittura essere più spiacevole (chi di noi saprebbe dare una risposta comprovata?), alla tortura, alla malattia ingenerata nell'animale stesso, per esempio per renderli ancora più domestici, ossia mezzi di guadagno.

La differenza tra i due statuti (quello animale e quello umano – se può valere questa distinzione) è che per essi è stato sancito il reato di maltrattamento (che in termini giuridici è di minor gravità rispetto a quello di tortura) mentre per noi non esiste ancora.

Nel nostro ordinamento giuridico la logica dell'inquisire pertiene alla stessa logica dell’occupazione della lacuna del reato di tortura: l'inquisitore in questo caso è il sistema, un grande inquisitore (proprio come nel Sant'Uffizio) che di volta in volta si può chiamare giudice, procuratore, forze dell'ordine, capoufficio ma estensivamente anche amministrazione della cosa pubblica, politica, fisco, mass media, studi di settore, indagine di mercato fino ai messaggi tipo "restate con noi" oppure "ricordatevi di..." e a tutto l'apparato (divenuto anch'esso sistema) pubblicitario. Questo è uno dei sistemi per rendere, chi è oggetto di un potere da parte di chi ne è soggetto, incapace di vivere un tempo proprio. E le pene per chi trasgredisce alla stessa “lacuna prescrittoria”, come si può leggere nel testo della lapide a memoria della vicenda milanese, sono pesantissime.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 09 Dicembre 2010 11:08 )  

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