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L'immigrazione in Italia, una questione ancora aperta

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Circa due mesi fa il Senato ha approvato il paccheto di leggi sulla sicurezza che, tra l'altro, prevede un inasprimento delle condizioni relative all'acquisizione della cittadinanza.

La legislazione precedente, la normativa Bonetti del 1992, prevedeva dei vincoli ben precisi per la concessione della stessa:  poteva acquisire la cittadinanza chi aveva risieduto in Italia ininterrottamente fino alla maggiore età; oppure iure matrimoni, risiedendo per almeno sei mesi sul territorio nazionale, o dopo tre anni dal matrimonio se ancora valido; per naturalizzazione.

Tale corpus legislativo ora viene tendenzialmente rivisto. La legge promulgata nel luglio scorso, oltre ad istituire il reato di clandestinità, prevede altresì un inasprimento delle condizioni per l’acquisizione della cittadinanza. Nella fattispecie, le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza sono ora soggette al pagamento di un contributo di 200 euro. Diventa anche più difficile acquisire la cittadinanza tramite matrimonio: se residente in Italia, lo straniero può diventare cittadino italiano solo se risiede legalmente nel nostro paese da almeno due anni (lprima bastavano solo sei mesi).

Cui prodest? Sicuramente non agli immigrati. Per molti versi si tratta di proveddimenti che perseguono la strada dell'esclusione e non dell'inclusione. Per altri veri ancora, essi si pongono sulla stessa linea tracciata dalla legge Bossi-Fini del 2002, la quale, sostanzialmente, creò le condizioni favorevoli ad un'immigrazione, ma solo temporanea, strettamente legata alle esigenze del mondo del lavoro, e sfavorendo, altresì, un immigrazione di lungo periodo. Il tutto si inserisce in una logica, ormai trentennale, in cui i fattori espulsivi hanno sicuramente la meglio su quelli attrattivi. Eppure si sa bene quali siano gli effetti, altamente positivi, dell'immigrazione, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista demografico. L'Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di fertilità e con il più alto numero di anziani nei Paesi europei. Questo ovviamente, oltre alle ricadute di natura sociale, porta a conseguenze pesanti sul sistema fiscale e finanziario.Perchè? Semplicemente perchè ci sono più pensioni da pagare, quindi tante uscite, ma pochi giovani e lavoratori, e dunque, poche entrate. Con la presenza straniera,invece, molto più giovane e fertile, si ha un rovesciamento di tali parametri, con ovvie riacadute positive sul sistema economico nazionale.

Al di là, dunque, di quelle che possono essere paure e posizioni che tendono a demonizzare questo fenomeno, la speranza è che esso possa essere oggetto d'analisi seria, approfondita, non superficiale, estemporanea e limitata a ciò che ci propinano gli organi mediatici. Questo vorrà dire considerare tutte le variabili in gioco,demografiche, economiche, previdenziali, sociali e culturali, alla ricerca di un nuovo equlibrio e nella convinzione che il fenomeno migratorio non possa essere ricondotto ad un solo aspetto.

 

 

Simone Grasso

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 24 Gennaio 2010 20:37 )  

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