Già "all'origine", Omero scriveva:"Cantami o dea..perchè noi nulla sappiamo, conosciamo solo la Fama".Si potrebbe continuare notando come la Fama non sia una "fonte attedibile". Questo non esclude comunque la conoscibilità dei fatti. Solo che, non è "necessaria", bensì "accidentale", la nostra conoscenza degli stessi. Aristotele, nella "Metafisica" definisce il necessario come necessariamente attinente al soggetto e l'accidentale come ciò che non lo è. Il giornalista quindi, non conosce "necessariamente" i fatti e non necessita di esporre la sua opinione. Altrimenti lo chiameremmo, a seconda dei casi, opinionista, oratore, etc.Certamente possiede un opinione, e, a seconda dei casi, è possibile chiedergli quale sia etc..Forse, può darsi che sia un'opinione maggiormente giustificata. Ma potrebbe essere anche arbitraria in sommo grado. Il punto è che "scrivendo" dovrebbe (con un pò di senso civico) far si che il lettore se ne formi una sua propria, magari in opposizione. Lo stesso Aristotele, infatti, nell'opera citata, scriveva che dobbiamo essere grati non solo a coloro con cui siamo d'accordo, ma anche con gli altri, che ci hanno fatto esercitare il nostro senso critico. L'autorevolezza di un giornalista, quindi, non è data dal grado di oggettività,oppure di obbiettività, di quello che scrive, ma dalla capacità di scuotere il lettore.
Fabrizio Cucchi, DEApress