Nella puntata di ieri de “L’Infedele”, dedicata interamente al ruolo delle donne in politica, sono state fornite ai telespettatori alcune informazioni per niente precise quando non totalmente false. Mi riferisco in particolare alla discussione sull’aborto – come prevedibile molto accesa – e sull’obiezione di coscienza riferita non solo all’interruzione di gravidanza vera e propria ma anche ai vari metodi contraccettivi che, invece, l’aborto tendono ad evitare. Oltre a combattere strumentalmente la possibilità di interruzione volontaria di gravidanza senza, nello stesso tempo, provvedere alla promozione di pratiche contraccettive, le rappresentanti della lista Ferrara estendono in maniera del tutto arbitraria il concetto di aborto ad alcune di queste pratiche, quali la c.d. “pillola del giorno dopo” e la spirale che impediscono l’impianto dell’ovulo fecondato. Tali pratiche sono da considerarsi “contraccezione” e, di conseguenza, un medico non può rifiutarsi di prescriverle. Se, poi, lo stesso incontro dei due corredi cromosomici sia da considerarsi il principio della vita, è un problema da discutere in altre sedi e non può e non deve pregiudicare l’accesso alla contraccezione. L’obiezione di coscienza non può quindi, per legge, riguardare tali pratiche, e il medico che si rifiutasse di prescriverle incorre – come è accaduto – in sanzioni disciplinari. La lista Ferrara contro l’aborto fa leva sull’ignoranza dilagante su tali temi, favorita da una informazione decisamente fuorviante, per criminalizzare una conquista della nostra civiltà che ha migliorato decisamente le condizioni della donna. Se le contestazioni, che Ferrara ha incontrato in ogni parte d’Italia, non sono bastate a chiudere questo capitolo indegno della politica italiana, basterà l’informazione, quella vera, che tutti noi abbiamo il dovere di ricercare prima di compromettere la salute, le scelte e i diritti degli esseri umani.
Matteo Staglianò - DEApress
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