Questa mattina la conferenza stampa indetta da Sinistra Critica per presentare le liste e il programma in vista dell’election dey del 13 aprile, ha visto l’intervento dello scrittore e militante politico israeliano
Michel Warschawski.
Per chi on conoscesse la storia di quest’uomo di sotto riporto un articolo estratto da http://www.babelmed.net/, con titolo originale "Michel Warschawski, 40 ans de refus de l’Occupation", trovabile in versione integrale tradotta sul sito www.comedonchisciotte.org
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Warschawski è un ebreo israeliano di mezza età che si autodefinisce un militante antisionista. Condirettore dell'Alternative Information Center, è da sempre una delle voci più ascoltate della sinistra radicale israeliana.
Membro del primo movimento israeliano ad avere denunciato l'occupazione, co-fondatore del Centro d’informazione alternativa, questo militante di sinistra persegue instancabilmente la sua lotta, malgrado il cedimento del movimento della pace.
Il suo primo contatto – fisico – con l'attivismo lo ha all'università ebraica di Gerusalemme, dove si iscrive nell’anno accademico del 1967. Alcuni giovani che distribuiscono dei volantini sono aggrediti. Con un kippa nero, Michel non ha veramente lo stesso look dei contestatari, coi suoi tzitzits più lunghi dei suoi vestiti (queste frange bianche sono un attributo religioso). "Curioso di natura", raccoglie un depliant e legge un testo sulle espulsioni di palestinesi nella regione di Latrun. Quando i militanti vengono trattati da bugiardi, interviene "ingenuamente" per confermare la veridicità delle esclusioni. "È vero, l'ho visto dei miei propri occhi", si rivolge agli aggressori poco prima di farsi "rompere le ossa".
È così che incontra e raggiunge i membri di Matzpen (in ebraico, bussola), un gruppuscolo creato cinque anni prima dai veterani del Partito Comunista Israeliano. Questa organizzazione è "chiaramente anti-sionista" e propone "un'integrazione d'Israele nel suo ambiente naturale arabo." Nel 1967 "è la sola voce a dire no all'occupazione", sottolinea Michel Warschawski.
I membri di Matzpen non sono mai stati più di una cinquantina, ma sono molto attivi. Affiggono in tutto il paese lo slogan "Abbasso l'occupazione!" e approfittano di ogni avvenimento politico per distribuire dei volantini. Formano "la sola espressione dissidente in Israele tra il 1967 ed il 1973″, periodo di euforia e di spensieratezza nel paese.
"Si aveva l'aria di essere il matto del villaggio che diceva 'il re è nudo' mentre tutti lo vedevano vestito". Le predizioni di Matzpen su un conflitto imminente incontrano solamente dell'incredulità.
Fino alla guerra del Kippur. Un "shock" per Israele, un "terremoto", uno "schiaffo terribile". È allora che emerge un movimento per la pace che non è più limitato ad un gruppuscolo ultra-minoritario. L'opposizione all'occupazione comincia ad allargarsi.
Tuttavia, le prese di posizione di Michel Warschawski rimangono percepite male. Così come quelle di sua moglie, Leah Tsemel, "l'avvocato dei terroristi", un soprannome che lo diverte. "Eravamo la quinta colonna, dei traditori o – nel migliore dei casi – dei matti". All'epoca, loro figlio, nato nel 1972, ha vergogna dei soggiorni che suo padre effettua in prigione militare per avere negato di servire come riservista nei Territori occupati. Ed evita di camminare sullo stesso marciapiede di sua madre.
La sua piccola sorella, nata dieci anni più tardi, soffrì molto meno dell'impegno dei suoi genitori. Tutti i suoi compagni di classe vogliono accompagnarla per rendere visita a suo padre detenuto. "Dopo la guerra del Libano, era visto di buon occhio essere di sinistra", osserva Michel Warschawski che fa risalire a questo periodo l'avvento di un "movimento di massa" contro l'occupazione. Matzpen facilita allora i contatti tra militanti israeliani e palestinesi.
Rapidamente, Michel Warschawski scopre anche "il bisogno d’informare i palestinesi su ciò che accade in Israele e gli israeliani su ciò che accade nei Territori palestinesi". Nel 1984, crea così il Centro d’informazione alternativa, AIC, con due altri membri di Matzpen, tre militanti della sinistra palestinese e "un'amica inglese".
Nel febbraio 1987, la polizia e lo Shin Bet, (sicurezza interna) fanno irruzione nei locali. Arrestato, incolpato di sostegno ad un'organizzazione terroristica, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), Michel Warschawski è posto poi in libertà condizionale. Compare in aula a partire dal mese di dicembre, mentre esplode la prima Intifada. Al termine di un lungo processo, è riconosciuto colpevole di prestazioni di servizi alle organizzazioni illegali, l'AIC stampava dei volantini per i movimenti studenteschi e femministi palestinesi. Condannato a 30 mesi di cui 20 di prigione, ridotti in appello a 20 mesi di cui otto di prigione, ne passa sei a Maasiyau.
L'AIC opera ancora oggi. Michel Warschawski non ha perso la sua combattività, malgrado il cedimento del movimento pacifista israeliano nel 2000, dopo l'insuccesso di Camp David
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Ecco la storia di un militane che continua nella sua azione di denuncia nei confronti della politica di Israele e di quelli che chiama i ‘falsi teatrini’ delle negoziazioni, condotti senza la volontà di risolvere la questione.
Dopo l’attacco a Gaza dell’altra settimana sono stato intervistato dalla radio israeliana e ho affermato che questo avrebbe aperto la strada a strada a reazioni violente nelle grandi città di Israele, la questione non era se le reazioni ci sarebbero state o meno, ma semplicemente dove e quando avrebbero avuto luogo.’
Inizia con queste parole la mia intervista a Warschawski, all’indomani del tragico attentato avvenuto nel collegio rabbinico Merkor ha-Rav, nella zona est di Gerusalemme.
Un 25enne palestinese si è travestito, è entrato, riuscendo a portare dentro un kalashnikov e due pistole nascoste in una scatola di cartone, ha raggiunto la biblioteca dell’istituto ed ha aperto il fuoco, uccidendo 8 studenti e ferendone altri 7, prima di essere fermato con le armi da altri studenti. Perfino nei collegi infatti è comune che gli studenti siano armati, solo nella biblioteca, dove studiano principalmente i giovani, 16enni, non si portano armi.
‘Non c’è niente di sorprendente in ciò che è accaduto ieri a Gerusalemme’ dice Warschawski, ‘ciò che è interessante è l’obiettivo scelto’.
‘Oggi tutti i media mettono in risalto che si tratta di una scuola talmudica, ma questo dettaglio non è importante’ continua ‘la conosco bene perché anche io ho studiato lì’.
Le scuole infatti, secondo lo scrittore, sono il centro ideologico di formazione intellettuale e culturale delle destra e estrema destra israeliana, molti dei politici che hanno guidato i movimenti dei coloni negli anni passati hanno questa formazione.
IN questo senso secondo Warschawski non è stato colpito un centro universitario o una scuola, ma uno dei centri di formazione politica della destra conservatrice israeliana.
Alla domanda ‘se questo avvenimento darà vita ad una nuova e peggiore serie di atti violenti, un escalation sanguinaria’, la sua risposta, data con triste tranquillità, non è per niente rassicurante.
‘Temo che ci sarà un doppio tipo di reazione, una, sanguinossissima, portata avanti dallo stato e dall’esercito,che , non escludo, possa portare all’assassinio di dirigenti centrali di Hamas all’interno di Gaza o all’estero, ma penso anche che ci saranno le reazioni individuali di persone che provengano dall’interno della scuola colpita’
La visita di Condoleza Rice non servirà a niente, la promessa che ha ottenuto dalle parti in causa per una ripresa delle trattative è una mera illusione.
Nonostante questo Warschawski non pensa che siamo arrivati ad un punto di non ritorno, la situazione non è irrecuperabile e irreversibile, dato che una condizione del genere in assoluto non esiste.
Per uscire da questo scenario si deve assolutamente riprendere i negoziati con le parti palestinesi e, in primis, mettere fine a ‘l’assurdo’ teatrino delle negoziazioni svolte sino a questo momento. Il processo negoziale non esiste, ecco cosa pensa Warschawski, tutto è stato finzione, anche mediaticamente costruita.
Gli ‘incontri di cortesia’ tra Abu Mazen e Holmert in realtà non hanno prodotto niente.
Basta poi dare uno sguardo al recente passato politico di Israele, Etman, Barak, Sharon, per capire che la vittoria di questi ‘neoconservatori’ è stata ‘la vittoria di coloro che si sono sempre opposti alle negoziazione’
Il filone neoconservatore ha stroncato il ‘Movimento per la pace’ e anche i movimenti giovanile israeliani, che nella speranza di una risoluzione pacifica avevano investito moltissimo.
Per uscire da questa situazione e ‘punire’ il governo di Israele per la sua condotta non resta che il Boicottaggio, un boicottaggio che secondo Warschawski deve partire dai vari movimenti sparsi per l’Europa e il mondo, i quali, nei modi e nelle forme consentite nei loro paesi, possono fare pressione sui propri governi. A Londra ad esempio, attraverso istanze legali, si è riusciti ad ottenere che i generali dell’esercito israeliano non possano più mettre piede sul territorio britannico. L’augurio dello scrittore è che anche in Italia il Movimento contro la Guerra riesca a convincere il governo del nostro paese a troncare i rapporti di tipo militare con lo stato di Israele.
A Warschawski ho chiesto anche che cosa ne pensasse della situazione in cui verte Gaza, alla luce del Rapporto pubblicato lunedì da 8 Ong Britanniche, dove si sostiene che nella striscia si sia arrivati ad una situazione di miseria e sofferenza come non si era mai vista negli ultimi 40 anni, dal 1967, anno dell’occupazione.
La soluzione per l’attivista ebreo sta in varie mosse da attuare immediatamente: la prima è trasformare Gaza nel cuore e centro di una campagna di pressione verso i governi dell’Europa in modo che questi a loro volta possano esercitare pressioni sul governo israeliano, secondo punto, mettere fine all’assedio che lo stato ebraico sta portando avanti, un crimine di guerra ma anche un crimine contro l’umanità, aprire poi i valichi che collegano Gaza all’Egitto e far in modo che rimangano aperti. Far sì che gli accordi di Oslo, sottoscritti anche da Israele vengano rispettati, ciò prevede la creazione di un corridoio che permetta un passaggio sicuro tra Gaza e la Cisgiordania, territorio unico e unito secondo gli accordi.
Inevitabile e unica strada pacifica percorribile quella dei negoziati, è necessario tenere aperti i contatti con Hamas, una linea in cui Warschawski crede profondamente ma che, come lui chiedono anche politici israeliani come Yos beilin e Sarid.
MatteoGazzarri-DEApress
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