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Immigrazione

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Con la prematura caduta del governo Prodi si è anche bloccato l’iter per l’attivazione del disegno di legge Amato-Ferrero in materia di immigrazione. Il Decreto di Legge  prevedeva un radicale cambiamento al precedente disegno di legge conosciuto come “Bossi-Fini”, promuovendo l’immigrazione regolare.

Il progetto di legge prevedeva l’apertura a canali di ingresso regolari, la semplificazione delle pratiche di soggiorno con il passaggio delle competenze ai comuni, il superamento dei Cpt e il riconoscimento di voto alle elezioni amministrative. Tutti provvedimenti che avrebbero facilitato – in parte - la vita degli immigrati che si trovano a vivere in Italia, mettendo l’accento più su una immigrazione regolare che sulla clandestinità, sempre tenendo sottocchio la logica della legalità.

Adesso, dopo la crisi di Governo, la situazione è in una fase di stallo, ma i problemi nelle nostre città legati al flusso dell’immigrazione non si sono affatto acuiti tra il problema abitativo che resta il più drammatico.

Secondo i dati del Censis, dei circa due milioni e mezzo di stranieri  che vive in Italia, più di un quinto è in condizioni di sovraffollamento, il 40% vive in condizioni di precarietà, non più della metà è in affitto e solo lo 0,8% dispone di una casa di proprietà.

I fattori che determinano le differenze della domanda abitativa degli immigrati sono sempre legati alla discriminazione: dai pregiudizi latenti di molti proprietari che affittano solo ad Italiani, oppure alle speculazioni sugli affitti quali, mancanza di contratto e prezzi esorbitanti non regolati né controllati.

La situazione è delle più classiche. Questi elementi fattoriali spingono gli immigrati a vivere in condizioni di sovraffollamento, a cercare case in disuso e dismesse e collocarsi - come occupanti - ai margini urbani delle città che respingono le loro richieste.

Nella sola zona di Firenze-Prato si contano almeno 1800 persone, inclusi 500 minori distribuiti in una trentina di edifici abbandonati, molte le aree dismesse e le baraccopoli (in mattoni, legno o con roulottes) situate ai margini della periferia.Il caso dell’occupazione di edifici in disuso è un importante punto nell’agenda delle politiche fiorentine sul tema immigrazione.

A Firenze infatti ci sono vari edifici occupati da famiglie di immigrati (regolari con lavoro e non regolari) che si battono per mantenere la “stabilità” abitativa trovata in questi luoghi.

Si battono perché il comune sta cercando di cambiare la destinazione d’uso creando dei Cpt, con il risultato che i nuclei famigliari che abitano questi edifici vengano fatti “traslocare” senza soluzioni alternative.

La situazione che si presenta sotto i nostri occhi è drammatica, non è certo "delle migliori" per coloro che arrivano in Italia con il sogno/speranza di una vita decorosa. Si trovano a dover fronteggiare problemi legati al razzismo, alla difficoltà di ottenere permessi di soggiorno, un lavoro, un tetto e soprattutto a non essere visti come cittadini, ma etichettate come immigrati. Diritti questi che una democrazia dovrebbe garantire, accompagnati sempre dal termine inflazionato e di comodo uso della "Legalità".

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 20 Febbraio 2008 21:45 )  

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