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Don Enzo, Don Lorenzo: preti del dissenso

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Con la scomparsa di Don Enzo Mazzi si chiude un'epoca importante per la chiesa, per quella chiesa che proprio in Toscana negli anni 60, stava muovendo e ha mosso cambiamenti importanti. Don Mazzi (da non confondere con il suo omonimo in odore di vaticanità) è stato solo l'ultimo di una serie di sacerdoti che negli anni 60, quando cioè la povertà era a livelli di grande miseria, si rimboccò le maniche e si mise dalla parte dell'ultimo. Già quell'ultimo che nei testi che parlano di Gesù Cristo, i vangeli, è sempre stato il punto di riferimento di quella che è poi diventata la cosiddetta carità cristiana. Don Mazzi (e a lui il don è dovuto come padre putativo di tante persone sole) e Don Lorenzo MIlani, due figure che hanno subito lo stesso smacco da un vescovo sordo, quel Florit che era stato messo da papa Giovanni XXIII, a capo della chiesa di Firenze. E' inutile ribadire la storia che ha accomunato questi due sacerdoti ma pensiamo fermamente, che persone come loro hanno reso migliore la vita di tanti e soprattutto hanno provato a cambiare il verso delle cose, il percorso di una chiesa poco cristiana e molto attenta ai propri interessi di potere. Già don Enzo, don Lorenzo cercarono sempre di stare fuori da quel famoso "coro" e operarono non all'ombra ma alla luce di un sistema che pensando di averli dislocati nel sottoscala della categoria, avevano invece favorito il diffondersi del messaggio, dei gesti e del vero lato umano di quella chiesa di Cristo così tanto predicata ma poco applicata.Non è un caso che proprio il pontificato del papa "santo" Giovanni Paolo II non ha accettato chi come don Mazzi e don MIlani hanno fatto in Italia, stare vicino ai bisognosi; quando si è trattato di dare voce e ascolto soprattutto alla chiesa dei paesi del Sud America, alla cosidetta chiesa dei poveri di padre Leonardo Boff, bene ha fatto nell'allontanarlo, nel sospenderlo e nell'abolire un pensiero operante iin una terra dove il bisogno giornaliero era pari a quello spirituale. Purtroppo i tempi non cambiano e chi cerca di vivere a favore di chi ha bisogno, viene allontanato e giudicato poco in linea con il pensiero gerarchico. Pertanto morto don Lorenzo e morto don Enzo ci rimane sempre quello che loro hanno lasciato (insieme ad altri sacerdoti "illuminati") il segno del tempo, della sofferenza volta al recupero e della forte umanità che contraddistingue chi si pone a fianco degli "altri". E ci riempie di felicità la scelta di Don Mazzi di non donare alla terra il suo corpo ma di disperderlo in quella cenere che l'insegnamento cattolico ha sempre messo al centro dell'attenzione, ovvero essere cenere e tornare alla cenere. Ma come Gramsci, su quelle ceneri della memoria si crea il futuro di un'umanità intelligente.

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 25 Ottobre 2011 13:11 )  

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