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Maroni: “stop ai fondi per le bombe”

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Maroni: “stop ai fondi per le bombe”

Dopo che il congresso americano ha negato ulteriori fondi per la guerra in Libia, il ministro leghista ha dichiarato che i governi europei dovrebbero “mettere i soldi per sviluppare la democrazia, non per le bombe''. Questa affermazione deve essere letta sotto due punti di vista: uno di politica interna e l’altro di politica estera. Dopo le clamorose sconfitte alle amministrative e l’esito dei referendum, la Lega sta cercando di ritrovare una propria collocazione all’interno del quadro politico italiano, visto che il Pdl non è più il carro dei vincitori. La volontà di allontanarsi da Berlusconi è crescente nel partito; Bossi dice di andare avanti fino alle elezioni legislative previste per la primavera 2013, Maroni e altri ipotizzano che la rottura possa avvenire anche prima. Da qui i distinguo, le critiche all’austerity di Tremonti, la volontà di richiamare il contingente italiano dal Libano e l’ultima dichiarazione sulla Libia. Insomma la maggioranza scricchiola e ognuno inizia a fare i conti, per capire se è meglio cambiare barca prima che questa affondi. Il tutto sarà più chiaro il 21 Giugno, quando il governo chiederà la fiducia. Il secondo livello di lettura è la situazione internazionale che si sta disegnando intorno al conflitto in Libia. I ”ribelli di Bengasi” sono riusciti conquistare una buona parte del paese e controllano saldamente la parte orientale, quella più ricca di petrolio, ma l’avanzata finale verso Tripoli sembra più complessa. Una plausibile spiegazione è che, in campo aperto, dove i bombardieri Nato risultano devastanti, i ribelli riescono ad avanzare, ma quando lo scontro si sposta in un contesto urbano, questo vantaggio viene meno. Al di là di dove sia esattamente il fronte, sembra che il binomio bombardamenti Nato non riesca a fiaccare la resistenza di Gheddafi. Inglesi e Francesi sono già andati oltre i limiti imposti dalla risoluzione  ONU1973, utilizzando a più riprese gli elicotteri, causando le proteste di Russia e Cina. Per essere sicuri della vittoria sarebbe necessario un intervento a terra, ma questo è espressamente vietato dal’attuale risoluzione ed è costoso in termini di uomini, soldi e popolarità. Sembra quindi improbabile che i ribelli ricevano ulteriori aiuti, se Gheddafi lascerà il potere dipenderà da loro e dall’isolamento politico che gli Usa stanno cercando di imporre a Lega Araba e Unione Africana. I principali risultati sono stati conseguiti: accaparramento delle risorse petrolifere e finanziare, creazione di una Banca centrale libica aperta agli investimenti privati e indebolimento di un leader politico scomodo. Affinché Usa, Francia Gran Bretagna possano dire di aver ottenuto una vittoria totale servirebbe “la testa di Gheddafi”. Questa, come già detto, ha però un costo, e nel 2012 in Francia e Stati Uniti ci sono le elezioni …

Fabio Conforto/DEApress                                                                                                                                                                                                   

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