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Che cosa è un Centro Sociale Autogestito

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Il Centro Sociale è una esperienza che sopravvive da oltre quarant'anni, e rappresenta una generazione in transito dove la crescita è partecipata e collettiva. I centri sociali nascono sul territorio nazionale e non solo, per una esigenza di comunicazione e una carenza politica dovuta alla caduta del percorso politico della sinistra extraparlamentare in cui si è accentuata l'autonomia e la costruzione di aree antegoniste che hanno permesso la sopravvivenza di un piccoli gruppi sparuti e appartenenti ad un ceto sociale "pensante autonomamente".

Grazie a questi "luoghi di vita in comune"  dove c'è rinnovamento ma anche mantenimento della cultura popolare contro la cultura dominante e dove ogni fenomeno di aggregazione politica extraistituzionale nasce e cresce per poi generare lotte di classe. I primi centri sociali nascono come semplici luoghi di aggregazione di militanti politici uniti dalla musica e dalla letteratura, nascono così alla fine degli  anni settanta occupazioni dove, sulla base dell'esperienze dei circolii del proletariato giovanile, ci sono luoghi acceassibili gratuiti e/o autofinanziati: librerie, sale per il cinema, il teatro e la musica, palestre e laboratori vari. Così ovunque troviamo spazi dove la crescita collettiva esclude l'emarginazione, luoghi di rafforzamento di principi e logiche antispeculazione e di mantenimento di idee e pensiei "altri".

Tra gli anni ottanta e gli anni novanta tale esperienza è cresciuta in tutto il territorio nazionale, un percorso di controcultura dove il giovane come un rito di passaggio si riconosce e si schiera considerando come prassi la "riappropriazione (o liberazione) degli spazi". Gli stabili individuati dismessi e/o inattivi quindi diventano abusivamente palestre di vita per attività ricreativo e istruttivo dove tutti/e sono uguali e rapportasi con progetti socialmente utili. IIn questo ultimo decennio, in alcuni città, gli enti locali hanno cercato di contattare alcuni rappresenti attivi (le decisioni vengono prese sempre durante l'assemblea popolare)  dei locali occupati per mediare e arrivare a legalizzare alcuni centri sociali occupati affidando la gestione agli stessi (oppure ad assegnare stabili ad associazioni senza dimora che ne fanno uso), in modo da avere il controllo della situazione. Ma questo sarebbe la fine del principio nato come "luoghi liberati" e l'attivismo nato nell'area dei centri sociali di questo tipo è conquistato nel tempo con un certo peso sulla scena politica cittadina. Ogni decennio i centri sociali si sono rinnovati a seconda delle esigenze del territorio, negli anni duemila, hanno cominciato ad acquisire anche peso politico e capacità comunicativa grazie all'abbassamento delle tensioni politiche ma in questo ultimo anno data la situazione politica italiana (precaria) si è avuto un nuovo inasprimento della situazione e maggiori misure cautelari come in alcuni decenni precedenti (ricordiamo Genova).

Il progetto aggregativo si è autoalimentato grazie all'afflusso di giovani con la voglia di approfondire tematiche sociali e per costituire dei punti di forza contro le carenze politiche prodotte dopo gli anni settanta. Oggi rappresentano una fenomenologia particolare di giovani in transizione che si rinnovano e seguono le ondate generazionali, soggetti che da oltre quarantanni portano alla vita civile lotte e aggregazione culturale e politica.
La formula dei  "centri sociali autogestiti" è entrata a far parte del sistema e del linguaggio politico corrente, è identificativa della militanza politica  combattuta dalle Istituzione in quanto come chiave di lettura critica fa emergere le precarietà di un sistema capitalistico che crea più conflittualità che terreni produttivi per i pensieri dei giovani. 
 (sgf)

Si segnala la lettura di:

  • AA.VV., "Centri sociali: geografie del desiderio: dati, statistiche, progetti, mappe, divenire", Shake edizioni underground, Milano, 1996, ISBN 88-86926-01-4
  • Enrico Caniglia, "Identità, partecipazione e antagonismo nella politica giovanile", Rubbettino Editore srl, 2002, ISBN 88-498-0393-1
  • Carlo Branzaglia, Pierfrancesco Pacoda, Alba Solaro, "Posse italiane: centri sociali, underground musicale e cultura giovanile degli anni '90 in Italia", Tosca editore, 1992, ISBN 88-7209-022-9
  • Domenico Di Tullio, Centri sociali di destra: occupazioni e culture non conformi, Castelvecchi, Roma, 2006, ISBN 88-7615-105-2
  • AA. VV. Area 19, Società Editrice Barbarossa, 2008.
  • Nicola Antolini Fuori dal cerchio, Elliot, 2010. ISBN 9788861921405
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 16 Giugno 2011 09:33 )  

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