Essere giornaliste oggi è un impegno molto importante, sia per il rispetto della verità che per il rispetto umano: una dignita che non si impone ma si afferma per non essere calpestata. Non era mai successo di aver paura di parlare e di venire accusati per opinioni e commenti vari se non addirittura querelati e/o messi alla berlina. Ci vogliono portare al silenzio come pecore in un branco di raccomandati che usano la parola per il piacere del proprio padrone che dorme tranquillo mentre l'armento pascola. In un gregge abbiamo il padrone, il pecoraio che fa le veci del padrone, il cane bastardo che controllo l'ordine e poi le pecore che seguono il culo di quello precedente. Ora più che mai "essere giornalista" serve per difendere un principio: la parola e il pensiero non si toccano. C'era una canzone che diceva: "Lasciateci cantare......." se arriviamo al principio che non possiamo più esprimere la nostra parola allora non usciremo più da questa civiltà oscurantista, bigotta, moralista e pecorona. Caro Presidente con il tuo divieto ci hai rimesso addosso il "pizzicorino" per cui basta con le restrizioni e liberiamo la "lingua".
Silvana Grippi/Deapress
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