Sulla piattaforma di estrazione di metano di Elgin, nel Mare del Nord al largo della Scozia, è stata scoperta una perdita di gas il 25 marzo scorso. Le cause non sono del tutto chiare, ma la Total ha dichiarato di poter escludere un errore umano, lasciando quindi aperta l'ipotesi di una punizione divina (e speriamo non gridino al sabotaggio...). Subito gli attivisti di Greenpeace si sono mobilitati per misurare il livello di inquinamento dell'aria e dell'acqua nella zona circostante, e subito la Total e il governo scozzese si sono affrettati a dichiarare che i danni casuati all'ambiente sono assolutamente minimi, e sono stati proibiti anche la navigazione e il sorvolo aereo per un raggio di due miglia. Ma il direttore del WWF scozzese, Richard Dixon, non è dello stesso parere, e ha dichiarato che l'impatto della perdita di gas sull'emissione totale di gas serra della Scozia potrebbe essere l'equivalente di quello di 300.000 automobili. Ad ogni modo, una soluzione andava trovata in fretta, visto che, oltre al pericolo di un'esplosione, la "piccola" perdita di metano stava costando alla Total circa 1,5 milioni di dollari al giorno. La soluzione migliore è sembrata quella di tappare la perdita con una colata di fango, pompata da una piattaforma di appoggio; le operazioni procedono per il meglio, dice la Total, e l'operazione dovrebbe essere conclusa entro pochi giorni, dice sempre la Total.... Un'altro piccolo incidente, insomma, come quello del 2010 nel Golfo del Messico, altri litri di idrocarburi riversati nell'oceano e di nuovo la conferma che far muovere il mondo a petrolio e metano sta diventando quanto mai pericoloso e insostenibile. In un libro del 2006 intitolato "Fine Corsa" il geologo Jeremy Legget sosteneva già che metà delle risorse petrolifere del pianeta erano finite e che l'era del petrolio era giunta al termine. Lavorando per un decennio nell'industria petrolifera, Legget si era convinto che il futuro energetico del mondo si trovasse altrove, e mostrava tutte le possibili alternative al petrolio, insieme ai motivi di interesse economico per cui ai governi non convine investire in fonti di energie rinnovabili. Finchè saranno gli interessi delle grandi compagnie petrolifere a dettare legge, un'economia sostenibile, purtroppo, non potrà essere sviluppata.
Alessia Carrai/DEApress
fonti: BBC news, the Guardian,Fox Business,Green Style
Alessia Carrai/DEApress
fonti: BBC news, the Guardian,Fox Business,Green Style
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