
Dopo mesi di parole, fughe di notizie, sussurri e proclami è stato presentato il testo definitivo dei due Decreti Ministeriali che ridefiniscono il sistema incentivante per le rinnovabili elettriche. Questi due testi sono il quinto conto energia per il fotovoltaico e il decreto riguardante tutte le altre rinnovabili elettriche.
Nell'esporre il suo progetto il governo ha fissato 3 punti chiave: 1 - le rinnovabili sono un pilastro fondamentale della politica energetica italiana e si intende superare gli obiettivi europei in tale campo. 2 - il sistema di incentivi attuale non è funzionale ed è troppo dispendioso per il paese. 3 – le rinnovabili devono essere sviluppate con un approccio più virtuoso ed efficiente, da qui la necessita di una revisione dei decreti che ne regolamentano l'incentivazione.
Queste premesse non sono oggettivamente contestabili. Lo sviluppo delle rinnovabili poteva (e doveva) essere gestito in maniera più intelligente, e se gli stessi soldi fossero stati investiti nel risparmio energetico avremmo avuto risultati più evidenti dal punto di vista ambientale. Così come è vero che gli incentivi alle rinnovabili italiani sono tra i più alti d'Europa.
Quello che il governo propone però come soluzione rischia di essere un bagno di sangue per un comparto industriale giovane e in crescita che stava iniziando a svilupparsi con buoni risultati nonostante la crisi imperante nel nostro paese.
Il quinto conto energia per il fotovoltaico ha come obiettivo quello di accompagnare la tecnologia verso la grid parity (uguaglianza del prezzo dei KW da FV con quello termoelettrico). Questo si traduce in un taglio degli incentivi che in euro/MWh passano da 352 a 237 per impianti fino a 3 KW su edifici, da 313 a 199 per impianti da 20 KW su edifici e da 236 a 153 per impianti da 1 MW a terra.
Altra novità sono i registri a cui è obbligatorio fare richiesta di iscrizione per tutti gli impianti con potenza maggiore di 12 KW. L'accesso ai registri ha dei criteri di priorità che per esempio favoriscono impianti di piccola taglia su edifici ad alta efficienza energetica o quelli costruiti in sostituzione di coperture in eternit. Chiunque vorrà installare un impianto sul proprio tetto sarà inoltre costretto a presentare un certificato energetico dell'edificio. La previsione è quella di stabilizzare i costi ma permettere un aumento della potenza installata di circa 2-3 GW/anno (nel 2011 c'era stato un aumento di 10GW)
Il decreto sugli incentivi per le altre rinnovabili elettriche come eolico, geotermico, biomasse, idroelettrico etc, contiene anch'esso tagli agli incentivi che allineano i prezzi a quelli del resto dell'Europa e prevede registri per impianti di media potenza e procedure d'asta al ribasso per impianti di grande potenza.
Con questi decreti il governo spera di superare gli obbiettivi europei del 2020, ridurre i costi sulle bollette e favorire lo sviluppo della filiera economica italiana. Di tutto altro parere sono invece le Associazioni delle Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica che si sono riunite il 18 aprile e hanno attaccato duramente i decreti che si traducono in meno soldi e più burocrazia per le rinnovabili. La grande paura è che questi siano oltre che dei decreti ministeriali anche dei decreti di morte per tutte le imprese che hanno investito in questo settore, ben 85 mila, con oltre 200 mila occupati secondo Cna e Confartigianato. Inoltre le associazioni di categoria denunciano la loro totale esclusione dalla trattative e fanno appello alle regioni per portare le loro proposte ai ministri interessati. In questi giorni è infatti iniziato il confronto tra il governo e gli enti locali, con questi ultimi decisamente schierati con gli operatori delle rinnovabili. La speranza è quella di ammorbidire i nuovi decreti e di fare pressione per avere al più presto l'annunciato decreto sulle rinnovabili termiche e sull’efficienza energetica.
Il percorso per il nuovo conto energia si preannuncia quindi ancora complesso e pieno di ostacoli se si pensa che anche la Commissione Ambiente della Camera ha dato parere negativo ai decreti ministeriali.
Per i sostenitori delle energie rinnovabili una prima vittoria è già arrivata perché questa vicenda ha dimostrato chiaramente che il fronte ambientalista italiano è vivo, forte, unito e combattivo. E non si arrenderà.
26/04/12
Cosimo Biliotti
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