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ISF informa

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*Information Safety and Freedom*
newsletter n. 269, anno 3°, febbraio 2009

*Rilanciamo la campagna per la liberazione di **Sayed Parwez Kambakhsh*
*giovane giornalista afghano  condannato a venti anni di carcere per aver
difeso i diritti delle donne
*Una vicenda incredibile <http://www.isfreedom.org/home1106.htm>
Cronistoria di un arresto e di una condanna ingiusti
*Cosa possiamo fare? <http://www.isfreedom.org/home1116.htm> *
appello a cura del CISDA (Cooordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) e
di ISF (Information Safety and Freedom)

*
Tunisia: ancora attacchi alla libertà di informazione*
06.02.09 - Tre giorni di assedio per la redazione della testata tunisina
'Kalima' ("parola" in arabo), oltre a minacce, percosse e fermi di polizia.
Le autorità tunisine si stanno scagliando contro questa testata on-line
attiva dal 2000 e che oggi è una radio via web e via satellite. La redazione
è composta da giornalisti indipendenti e attivisti per i diritti umani, e
sono proprio l'indipendenza e l'impegno sociale di Radio Kalima a
infastidire il governo di Ben Alì, che non esita ad utilizzare le maniere
forti per "scoraggiare" i propri oppositori. "I problemi grossi per la
redazione di Kalima sono arrivati quando, il 26 gennaio, la nostra agenzia
ha iniziato a ritrasmettere il segnale della radio web attraverso il
satellite, portandola a casa di quell'80% di tunisini che hanno l'antenna
parabolica che possono ora ascoltarla senza il timore che il governo
tunisino ne sia a conoscenza. Radio Kalima è stata accusata di trasmettere
senza licenza, tuttavia la redazione tunisina si occupa solo di mettere
online le trasmissioni e la legge non fà menzione delle trasmissioni via
internet" fa notare Siham Bensedrine, cofondatrice del progetto ed attivista
del "Consiglio Nazionale per le Libertà in Tunisia". Kalima e la sua radio
rimepiono il vuoto lasciato dall'assenza di una stampa indipendente in
Tunisia, per dare un'idea dell'importanza del ruolo che svolge basti citare
la copertura della rivolta popolare nell'area mineraria di Gafsa, dove
l'intera popolazione è mobilitata ormai da un anno in rivendicazioni
sindacali nel completo silenzio dei media, fatta eccezione per le
informazioni che arrivano direttamente dalla gente attraverso siti internet
come Youtube o Facebook. Radio Kalima è riuscita a portare questa rivolta
sotto i riflettori dei media internazionali. (Fonte: Amisnet)

*Bulgaria: la stampa tra rassegnazione e resistenza*
06.02.09 - Reporters sans frontières (RSF) ha appena pubblicato un rapporto
sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, dove il giornalismo
investigativo e il pluralismo dell'informazione sono seriamente messi in
pericolo da gruppi mafiosi e sottoposti a continue pressioni politiche ed
economiche. Due anni dopo il suo ingresso nell'Unione europea (gennaio 2007)
la Bulgaria stenta a far fronte agli impegni presi riguardo la
democratizzazione della società. Se le iniziali speranze di dare maggiori
libertà ai suoi cittadini non sono certo evaporate, le riforme promesse,
compresa la libertà di stampa,  tardano a prendere forma. La stampa bulgara
non è certo la sola in seno all'Unione europea a subire la violenza e
l'influenza del crimine organizzato o di movimenti paramilitari. In Italia,
ad esempio, una dozzina di giornalisti vivono sotto protezione. Stesso
discorso in Danimarca o in Francia, In Spagna l'ETA mantiene la sua
pressione sui giornalisti baschi che invocano il pluralismo
dell'informazione. Ma in Bulgaria, come attesta il rapporto di RSF, la
situazione per la libertà di stampa e di espressione rimane estremamente
difficile, tanto da portare alla definizione di "buco nero" per
l'informazione all'interno dell'Unione europea.  "Anche se molti giornalisti
si sono ormai rassegnati nel Paese all'autocensura, altri esercitano una
resistenza attiva alle pressioni. L'assassinio, nell'aprile 2008, del
giornalista Georgy Stoev, e la violenta aggressione subita nel settembre
2008 dal giornalista Ognyan Stefanov, ricordano a tutti i rischi che corrono
coloro che non vogliono vedere la stampa relegata a semplice servizio di
interessi particolari".
francese)
*Malaysia: campagna stampa islamica contro un giornale cattolico*
06.02.09 - Il giornale cattolico della diocesi di Kuala Lumpur, 'The
Herald', sta subendo una campagna di insulti e critiche per l'uso della
parola "Allah", da parte di molta stampa malaysiana e in particolare dal
quotidiano nazionale 'Utusan Malaysia'. Negli ultimi tempi, a partire dal 1°
febbraio, l'Utusan ha riportato un articolo al giorno con insulti e accuse
di proselitismo verso il giornale cattolico; cercando di suscitare lo
scandalo della popolazione musulmana per l'uso della parola "Allah" nel
definire il Dio dei cristiani; accusando la pubblicazione di voler rovinare
della nazione. La proibizione dell'uso della parola "Allah" data da oltre un
anno e l'Herald ha perfino rischiato di chiudere se non si conformava alla
decisione del ministero della Sicurezza interna, che vede nell'uso una
possibile fonte di confusione per i musulmani e di conflitto fra le due
comunità. La diocesi ha citato il governo a giudizio e attende il verdetto
della Corte suprema perché reputa il divieto una violazione ai diritti di
libertà religiosa e di professione della propria fede, garantiti dalla
Costituzione. Secondo osservatori, la campagna mediatica contro l'Herald
cerca di provocare i cristiani per far nascere tensioni e conflitti, che
darebbero ragione alla presa di posizione del ministero per la Sicurezza
interna. Accademici e politici hanno fatto notare a più riprese che l'uso
della parola "Allah" da parte dei cristiani data da molto prima dello stesso
Maometto e che in Indonesia, Paese vicino a maggioranza musulmana, i
cristiani usano da secoli questa parola per definire il Dio cristiano, senza
che vi sia alcuno scandalo. *(*Fonte: Asia News)


*Information Safety and Freedom
*sede: piazza D'Azeglio 18 - Firenze
sito web:
*http://www.isfreedom.org*

analisi, documenti e notizie sullo stato di salute della libertà di stampa
nel mondo

*ISF*

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