Diritti dell'uomo e diritti linguistici - Convegno a Firenze in Palazzo Vecchio martedì 25 novembre.
Qualche giorno fa la Corte europea di giustizia, tribunale di prima istanza, ha annullato la decisione di pubblicare il bando di un concorso per funzionari europei solo in inglese, francese e tedesco. Contro questa decisione avevano ricorso l'Italia, la Spagna e la Lettonia. Forse è cambiato il vento che imponeva di anglicizzare tutto e tutti in Europa a svantaggio di chi, come gli italiani, non parlano inglese dalla nascita, ma possono ugualmente pagare le tasse (l'Italia è il terzo contributore netto verso la UE). Resta ancora la cosa principale, vale a dire che i concorsi si fanno in una di quelle tre lingue, con la pratica conseguenza che un signore di Parma non potrà mai concorrere a lingua pari con un inglese, un francese o un tedesco.
Proprio su questo tipo di problemi, sui diritti linguistici, il movimento esperantista italiano con la collaborazione della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, della Associazione Eurolinguistica-sud e del Comune di Firenze chiude le celebrazioni in Italia del 2008, Anno internazionale delle lingue, promosso dalle Nazioni Unite.
La scelta di Firenze non è casuale, perché Firenze è la sede della Accademia della Crusca, l'ente deputato a difendere e ad illustrare la lingua italiana, lingua che al momento è assediata sia a Bruxelles che persino in patria. Vedi la questione dei corsi universitari in inglese in Italia. Il discorso di apertura sarà, non a caso, del prof. Francesco Sabatini, presidente onorario della Accademia della Crusca e tratterà delle iniziative prese dall'Accademia. Il titolo è suggestivo: Firenze, piazza delle lingue d'Europa.
Tutti i discorsi verteranno sui rapporti giusti tra parlanti di lingue diverse, ad esempio Gabriele Iannàccaro dell'Università di Milano Bicocca, parlerà di ecologia delle lingue, mentre Giuseppe G. Castorina e Manuela Cipri, dell'Università di Roma "La Sapienza" e della Associazione Eurolinguistica-sud, parleranno dell' italiano come risorsa di competenze eurolinguistiche.
Un tono più economico avrà la relazione del prof. Remigio Ratti dell'Università di Friburgo e della Svizzera Italiana, Presidente di "Coscienza Svizzera", che tratterà delle relazioni tra sviluppo economico e lingue.
Scopo del convegno è la riaffermazione di alcuni punti:
- i diritti linguistici fanno parte a pieno titolo dei diritti dell’uomo
- la diversità delle lingue è una parte essenziale della diversità culturale.
- la comunicazione tra gli uomini resta una necessità essenziale per arrivare alla comprensione reciproca ed alla pace.
I diritti linguistici fondamentali possono essere riassunti nel diritto ad usare la propria lingua madre ed a ricevere un’educazione scolastica in quella stessa lingua. Inoltre fanno parte dei diritti dell’uomo la possibilità di capire e di essere capiti nei rapporti con persone di lingua madre diversa senza alcuna coercizione a parlare la lingua più forte. L’uguaglianza dei diritti linguistici può essere raggiunta solo se tutte le lingue sono considerate uguali e se alcune lingue non vengono considerate più uguali.
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E’ necessaria, inoltre, una discriminazione positiva a favore delle lingue più deboli (come numero di parlanti o come forza economico-politica dei parlanti), affinché si eviti lo stravolgimento dell’ecologia linguistica con la scomparsa prima di alcuni campi di uso e poi della lingua stessa. Questa è la minaccia che pesa sull'italiano.
Questo si può ottenere solo con una politica linguistica accorta ed attenta ai problemi delle lingue più minacciate, compreso l’italiano, e con l’uso per i rapporti internazionali di una lingua neutrale pianificata, come l’esperanto, o naturale come il latino, escludendo comunque ed in linea di principio lingue che siano allo stesso tempo lingue nazionali in uno o più Paesi, per evitare gli effetti di glottofagia, divoramento di altre lingue, drammaticamente presenti e denunciati già da tutti gli esperti e dalle Nazioni Unite.
Allarmiamoci in tempo e non ripetiamo quello che è successo a proposito del cambiamento climatico.
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