
Nella foto: Olivier Messiaen
Il 25 gennaio alle ore 21.15 presso la saletta biblioteca le Fornaci si terrà la presentazione del libro di Filippo Boni “Colpire la comunità: 4-11 luglio le stragi naziste a caviglia”. presentazione del video “la comunità colpita- lettera ad un babbo che non ho mai conosciuto” di Filippo Boni e Nedo Baglioni.
A seguire musiche di Olivier Messiaen quartetto per la fine dei tempi un’opera particolarmente commovente, sia per le sonorità che per la storia della sua genesi. si tratta infatti di una composizione scritta nel 1940-41 mentre messiaen era detenuto nel campo di prigionia tedesco di görlitz.
La formazione, pianoforte, violino, violoncello, clarinetto nasce dalla presenza, nello stesso campo di prigionia di tre musicisti jean le boulaire (violinista), henry akoka (clarinettista) e étienne pasquier (violoncellista). messiaen iniziò dapprima a comporre un trio per violino, violoncello e clarinetto, ma poi lavorando alla ristrutturazione d’una baracca adibita a teatro ad uso dei prigionieri, riuscì a procurarsi un vecchio pianoforte.
il trio originario divenne il quarto movimento (interludio) di una costruzione ben più articolata che si espanse sino alle dimensioni che oggi conosciamo.
In prima esecuzione fu lo stesso messiaen ad eseguire la parte pianistica, che comunque rimane per la maggior parte del tempo ridotta ad un ruolo di accompagnamento. finalmente, il 15 gennaio 1941 allo stalag viii a, il quatuor pour la fin du temps fu eseguito di fronte a circa quattrocento prigionieri, stipati in religioso silenzio, nel gelido baraccone, da quattro strani musicisti che indossavano uniformi rattoppate e scarpe di legno.
lo stesso anno i quattro soldati-musicisti furono rimpatriati. l’opera, a differenza di quanto siamo abituati ad ascoltare nel tradizionale quartetto per archi, dove gli strumenti mettono in opera un serrato dialogo che li vede sempre attori, in questo caso si tratta più di un collage di brani solistici, di duetti, di trii che propongono sonorità e melodie assai difficili da descrivere che vanno dal richiamo del canto degli uccelli a certe “ubiquità tonali” come dice lo stesso messiaen nel suo scritto che “avvicinano l’ascoltatore all’eternità nello spazio o nell’infinito”.
l’ensemble. animatori dell’ensemble le facezie musicali, alessandro perpich e cralo failli, riuniscono in questo insieme alcuni fra i musicisti che hanno contribuito a sostenete, nei primi due anni di attività delle fornaci, l’alto livello artistico e la continuità della proposta musicale della stagione classica.
il prof. alberto cantù, critico musicale, musicologo, docente nei corsi universitari del conservatotio di como, è considerato tra i maggiori studiosi italiani.
A seguire musiche di Olivier Messiaen quartetto per la fine dei tempi un’opera particolarmente commovente, sia per le sonorità che per la storia della sua genesi. si tratta infatti di una composizione scritta nel 1940-41 mentre messiaen era detenuto nel campo di prigionia tedesco di görlitz.
La formazione, pianoforte, violino, violoncello, clarinetto nasce dalla presenza, nello stesso campo di prigionia di tre musicisti jean le boulaire (violinista), henry akoka (clarinettista) e étienne pasquier (violoncellista). messiaen iniziò dapprima a comporre un trio per violino, violoncello e clarinetto, ma poi lavorando alla ristrutturazione d’una baracca adibita a teatro ad uso dei prigionieri, riuscì a procurarsi un vecchio pianoforte.
il trio originario divenne il quarto movimento (interludio) di una costruzione ben più articolata che si espanse sino alle dimensioni che oggi conosciamo.
In prima esecuzione fu lo stesso messiaen ad eseguire la parte pianistica, che comunque rimane per la maggior parte del tempo ridotta ad un ruolo di accompagnamento. finalmente, il 15 gennaio 1941 allo stalag viii a, il quatuor pour la fin du temps fu eseguito di fronte a circa quattrocento prigionieri, stipati in religioso silenzio, nel gelido baraccone, da quattro strani musicisti che indossavano uniformi rattoppate e scarpe di legno.
lo stesso anno i quattro soldati-musicisti furono rimpatriati. l’opera, a differenza di quanto siamo abituati ad ascoltare nel tradizionale quartetto per archi, dove gli strumenti mettono in opera un serrato dialogo che li vede sempre attori, in questo caso si tratta più di un collage di brani solistici, di duetti, di trii che propongono sonorità e melodie assai difficili da descrivere che vanno dal richiamo del canto degli uccelli a certe “ubiquità tonali” come dice lo stesso messiaen nel suo scritto che “avvicinano l’ascoltatore all’eternità nello spazio o nell’infinito”.
l’ensemble. animatori dell’ensemble le facezie musicali, alessandro perpich e cralo failli, riuniscono in questo insieme alcuni fra i musicisti che hanno contribuito a sostenete, nei primi due anni di attività delle fornaci, l’alto livello artistico e la continuità della proposta musicale della stagione classica.
il prof. alberto cantù, critico musicale, musicologo, docente nei corsi universitari del conservatotio di como, è considerato tra i maggiori studiosi italiani.
DEApress
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






