Libertà di stampa: in Consiglio regionale incontro con giornalista afgano
L'appuntamento per celebrare la 17a Giornata mondiale per la libertà di stampa.
All'incontro sono intervenuti il Presidente del Consiglio regionale, il
vicepresidente di minoranza, il giornalista Mir Haidar Mutahar e Stefano Marcelli,
Presidente dell'associazione "Information Safety and Freedom"
Firenze- Il 3 maggio diventerà un appuntamento fisso per celebrare la libertà di
stampa e per non dimenticare i giornalisti che ogni anno muoiono in territorio di
guerra. Questa la proposta avanzata dal presidente del Consiglio regionale della
Toscana, in occasione dell'incontro con il giornalista Mir Haidar Mutahar,
organizzato in collaborazione con l'associazione "Information Safety and Freedom",
per la 17a Giornata mondiale per la Libertà di informazione, indetta dalle Nazioni
Unite.
Il Ppresidente dell'assemblea legislativa ha ricordato come il Consiglio regionale
abbia dedicato molte iniziative al giornalismo e alla stampa libera, legandosi
spesso a nomi importanti, come Indro Montanelli, Tiziano Terzani, Oriana Fallaci.
"L'ipotesi del presidente -ha detto Stefano Marcelli, presidente dell'Associazione-
viene a coronamento di dieci anni di lavoro oscuro della nostra organizzazione.
Saremo orgogliosi di legare la nostra attività al Consiglio regionale che ogni anno
celebra l'abolizione della pena di morte ed è punto di riferimento e di memoria
nella storia per la battaglia per i diritti umani".
"Questa giornata -ha aggiunto Marcelli- vuole essere un atto di solidarietà verso i
giornalisti afghani, schiacciati fra il terrorismo talebano e le logiche di guerra
che limitano la libertà di informazione ed un omaggio alla memoria di Adjimal
Naskhbandi, il collega che collaborava con Mastrogiacomo ed è stato assassinato dai
Talebani".
Il vicepresidente di minoranza del Consiglio ha ribadito, proprio a proposito della
vicenda di Naskhbandi, che l'immagine offerta all'opinione pubblica è stata quella
di un certo colonialismo da parte dell'Occidente, della distinzione tra giornalisti
di rango diverso. Un fatto non condivisibile, secondo il vicepresidente, che ha
rimarcato l'importanza della libertà di informazione e di stampa come conquista di
libertà globale.
Il giornalista Mir Haidar Mutahar ha raccontato l'esperienza di un Paese,
l'Afghanistan, che non ha conosciuto, nel passato più recente, la libertà di
informazione e di stampa: "Con l'invasione sovietica, costata una guerra durata anni
e molti morti, la stampa è stata portavoce del regime: i giornali erano proprietà
del governo; furono messi al bando i giornali stranieri e fu introdotto il carcere
per chi veniva sorpreso ad ascoltare stazioni radio non afgane". Con i cinque anni
di regime talebano le cose sono addirittura peggiorate. "Sono state dichiarate fuori
legge le televisioni, perché contrarie, hanno detto, ai principi islamici - ha
spiegato Mutahar; sono stati puniti nella pubblica piazza coloro che possedevano cd,
cassette video, o cassette musicali. Per cinque anni - ha proseguito il giornalista
- c'è stato un solo quotidiano, una sola radio, che non solo raccontavano i fatti
così come volevano loro, ma che si facevano interpreti di ogni fatto religioso". La
situazione odierna in Afghanistan, caratterizzata da leggi che riconoscono la
libertà di informazione e di stampa, fa oggi i conti con l'impatto delle nuove
libertà economiche e di mercato: "Molta della stampa indipendente ha difficoltà a
trovare risporse finanziarie perché la pubblicità viene assorbita dalle emittenti
televisive e chi poteva manifestare dissenso dichiarato fuori legge", e con il
tentativo, da parte di esponenti influenti (della politica e non solo) di limitare
la libertà dei singoli giornalisti". Problemi che si fanno più pesanti quando si
parla di fare reportage in zone di guerra: "Qui - ha detto ancora Mutahar - il
governo centrale non ha nessuna autorità: qui comandano le forze internazionali
oppure i talebani, ed entrambi cercano di far vedere solo la parte di realtà che
vogliono loro". I talebani, anzi, sono stati chiari nei confronti dell'Associazione
dei giornalisti: o le notizie vengono dette come vogliono, o i giornalisti saranno
uccisi.
Al convengo sono intervenuti anche Nazareno Bisogni, membro della direzione della
Federazione Nazionale dei giornalisti; e vari giornalisti tra gli inviati più noti
di tv e giornali italiani. Tra questi, Ferdinando Pellegrini, Roberto Reale, Ahmad
Rafat.(bb - Cam)