L'Italia viene bocciata da Amnesty International in tema di diritti umani. Il Rapporto 2008 sulla situazione nel mondo dedica parole durissime al nostro paese.
I punti sollevati sono molti e a durissimi.
- Le autorità italiane non hanno collaborato pienamente alle indagini sulla "guerra al terrore" e sono state criticate dal Parlamento europeo per il coinvolgimento nel programma delle 'rendition' (sequestri, detenzioni e trasferimenti illegali di prigionieri verso Paesi dove possono essere sottoposti a tortura). Il Rapporto ricorda anche il caso Abu Omar.
- L'Italia mantiene in vigore il "decreto Pisanu", che riguarda misure urgenti per la lotta al terrorismo, prevede l'espulsione di migranti, regolari o irregolari, anche in assenza di una condanna o di un'accusa per reati di terrorismo, senza garantire una tutela efficace contro il rimpatrio forzato in Paesi in cui potrebbero essere sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani.
- L'Italia non ha un meccanismo efficace per il riconoscimento delle responsabilità delle forze dell'ordine. Il Rapporto cita l'uccisione di Gabriele Sandri da parte di un agente di polizia e la morte in carcere di Aldo Bianzino e ricorda le prime sentenze di risarcimento e i processi penali in corso nel 2007 per gli scontri avvenuti durante il G8 di Genova.
- Il Cat, il Comitato della Nazioni Unite contro la Tortura, ha raccomandato all'Italia di inserire nel diritto interno il reato di tortura. Per ora senza successo.
- L'Italia è carente in tema di una legislazione sull’asilo, in linea con quanto prevede la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Il Cat ha invitato l'Italia ad adottare misure per garantire che la detenzione di richiedenti asilo e altri cittadini stranieri sia applicata soltanto in circostanze eccezionali e come ultima risorsa e comunque per il breve periodo possibile.
- Il 2 novembre 2007 è entrato in vigore un decreto legge urgente che consente l'espulsione di cittadini dell'Unione europea sulla base di un pericolo di sicurezza pubblica. Durante tutto l'anno, le autorità italiane hanno intrapreso sgomberi su larga scala di comunità rom, in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. Diversi esponenti politici hanno di primo piano hanno usato un linguaggio discriminatorio.
I punti sollevati sono molti e a durissimi.
- Le autorità italiane non hanno collaborato pienamente alle indagini sulla "guerra al terrore" e sono state criticate dal Parlamento europeo per il coinvolgimento nel programma delle 'rendition' (sequestri, detenzioni e trasferimenti illegali di prigionieri verso Paesi dove possono essere sottoposti a tortura). Il Rapporto ricorda anche il caso Abu Omar.
- L'Italia mantiene in vigore il "decreto Pisanu", che riguarda misure urgenti per la lotta al terrorismo, prevede l'espulsione di migranti, regolari o irregolari, anche in assenza di una condanna o di un'accusa per reati di terrorismo, senza garantire una tutela efficace contro il rimpatrio forzato in Paesi in cui potrebbero essere sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani.
- L'Italia non ha un meccanismo efficace per il riconoscimento delle responsabilità delle forze dell'ordine. Il Rapporto cita l'uccisione di Gabriele Sandri da parte di un agente di polizia e la morte in carcere di Aldo Bianzino e ricorda le prime sentenze di risarcimento e i processi penali in corso nel 2007 per gli scontri avvenuti durante il G8 di Genova.
- Il Cat, il Comitato della Nazioni Unite contro la Tortura, ha raccomandato all'Italia di inserire nel diritto interno il reato di tortura. Per ora senza successo.
- L'Italia è carente in tema di una legislazione sull’asilo, in linea con quanto prevede la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Il Cat ha invitato l'Italia ad adottare misure per garantire che la detenzione di richiedenti asilo e altri cittadini stranieri sia applicata soltanto in circostanze eccezionali e come ultima risorsa e comunque per il breve periodo possibile.
- Il 2 novembre 2007 è entrato in vigore un decreto legge urgente che consente l'espulsione di cittadini dell'Unione europea sulla base di un pericolo di sicurezza pubblica. Durante tutto l'anno, le autorità italiane hanno intrapreso sgomberi su larga scala di comunità rom, in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. Diversi esponenti politici hanno di primo piano hanno usato un linguaggio discriminatorio.
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