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Cortei migranti a Brescia e Roma

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Ieri a Brescia 10 mila migranti in corteo delusi dal centro sinistra, oggi a Roma. Anche i migranti tornano in piazza e aggiungono un tassello alla lunga lista dei delusi dal governo Prodi. Modificare la legge Bossi-Fini era uno degli impegni programmatici dell'Unione. Un anno e mezzo dopo il disegno legge Amato-Ferrero è fermo in commissione e, ammesso che il governo non defunga, lì resterà (bloccato dalla virata securitaria del centro sinistra e del Pd). Per questo le associazioni dei migranti hanno deciso di battere un colpo. Ieri in diecimila hanno attraversato le strade di Brescia, capitale del Nord dei migranti. Un corteo allegro, «una festa anche se siamo qui per una disgrazia», dice il marocchino Driss. La «disgrazia» è l'inossidabile Bossi-Fini, appesantita dalla molesta «tassa» sul permesso di soggiorno, i 72 euro che gli immigrati devono pagare alle Poste per il rinnovo del permesso di soggiorno, ricevendo in cambio lunghe attese e un sacco di disguidi. L'abrogazione del protocollo d'intesa con le Poste, pure questo ereditato dall'era Berlusconi, apriva la piattaforma della manifestazione bresciana, anticipata da tre giorni di presidi di fronte a uffici postali, questura, prefettura. «E' una cosa piccola, ma il centrosinistra non ha abrogato neppure quella», spiega Ibraim Niane, della Fillea Cgil, e in provincia di Brescia, dove molti comuni in passato istruivano le pratiche per il rinnovo dei permessi, la differenza in peggio si sente e «brucia parecchio». I manifestanti stravedono per il ministro Ferrero, «grande amico, ma non ha il potere», e bocciano il ministro Amato. Sanno che dopo Prodi potrebbe tornare Berlusconi. «Ma la vita dei migranti con il centrosinistra non è migliorata. Dobbiamo essere autonomi dal colore del governo, non legarci le mani da soli», dice Driss, che lavora allo sportello migranti della Cgil. Il suo è un linguaggio da sindacalista. La maggior parte dei manifestanti, più semplicemente, si ferma alla «delusione», alla «promessa tradita». Il risultato non cambia: «Governo Prodi, è ora di cambiare la Bossi-Fini». Pakistani e senegalesi, come sempre a Brescia, erano i più numerosi in un corteo aperto dallo striscione evergreen: «Volevate braccia, sono arrivate persone». Il serpentone colorato, partito da piazza Loggia e lì tornato, ha toccato i luoghi di vita e ritrovo dei migranti, ingrossandosi strada facendo: il quartiere del Carmine, la Stazione, i giardinetti dove s'incontrano le badanti dell'Est. In pullman in centinaia erano arrivati dal resto della Lombardia e dalle altre regioni del Nord. Gruppi di famiglia, tanti bambini, un piccolo gruppo di donne migranti era in piazza con un suo striscione (una novità per Brescia). Molte bandiere della Cgil e dell'Sdl. Tante associazioni (impossibile elencarle tutte), Radio Onda d'urto e Magazzino 47 hanno fatto gli onori di casa. Slogan contro il razzismo e - udite udite - per la sanatoria. Ormai necessaria, anche se nessun politico - neppure il più radical - ha il coraggio di pronunciare la parola. Necessaria perché la Bossi-Fini, legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, fabbricare a getto continuo irregolari e «clandestini». Un legame che la riforma Amato-Ferrero non spezza. La chiusura «definitiva» dei Cpt era, ovviamente, tra le richieste della manifestazione. Nelle stesse ore alla Fiera di Milano Veltroni prendeva pieno possesso del Pd. Il partito che si vanta d'aver fatto votare gli immigrati alle primarie, ieri se li è dimenticati.
 
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