Al centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa ci
sono stati scontri fra un gruppo di immigrati e le forze dell’ordine questa
mattina. Nel centro è anche divampato un incendio che ha intossicato una decina
di immigrati attualmente ricoverati al Poliambulatorio.
Le tensioni sono cominciate ieri a causa del trasferimento
di 107 tunisini a Roma in vista del rimpatrio. 300 tunisini hanno iniziato lo
sciopero della fame per protesta e sono seguiti gli scontri con le forze
dell’ordine che avrebbero utilizzato i gas lacrimogeni per riportare la calma.
Ci sarebbero contusi sia tra i migranti che fra gli agenti.
Sembra che siano stati gli stessi immigrati ad appiccare
l’incendio, che ha distrutto almeno il 60 per cento del centro d'accoglienza di
contrada Imbriacola.
Il sindaco ha sollecitato l’intervento del presidente del
consiglio e la rimozione immediata del ministro Maroni “responsabile del
fallimento totale dell’operazione”. "Grazie all'opera svolta dal ministro
- sostiene il sindaco - si è corso il rischio che a Lampedusa potesse accadere
una strage sia tra gli immigrati, sia tra le persone che lavorano all’interno
del centro e tra la popolazione”. “La colpa - ha aggiunto - è del governo che
ha trasformato il centro in un lager”.
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