
Un momento della conferenza sull'Afghanistan
Ieri 26 marzo alle ore 16.30 presso la Sala Gigli di Palazzo Panciatichi in Via Cavour 4 – Firenze, si è tenuto un incontro dal titolo: Afghanistan riflessioni sulla storia e sull'attualità di un paese travagliato, tra i partecipanti la principessa e ambasciatrice onoraria per la cultura e gli aiuti umanitari presso l’Unione Europea, India D’Afghanistan, donna dalla personalità e sensibilità particolare che ha spiegato ai presenti il carattere forte della sua terra.
Una storia sconosciuta.
L’Afghanistan è una terra antica dove lo spazio ed il tempo sono spontaneità, tradizione. Il leggendario spirito di ospitalità di questo popolo orientale ci è stato tramandato persino da Marco Polo nel suo Milione. Ad Herat è sorta la più antica scuola di poesia persiana. L’Afghanistan è il luogo delle radici di molte culture. È il baricentro tra Iran, Asia centrale e sud continente indiano. “è una caratteristica delle terre di mezzo- ha commentato Stefania Fuscagni, Commissione cultura del Consiglio Regionale – l’Afghanistan ha mantenuto grande forza e spirito di sopravvivenza ed ha inevitabilmente condizionato chi l’ha trapassata.”
Nel 1747 i delegati delle popolazioni sunnite si riunirono e costituirono lo stato Afgano formato da confederazioni di tribù. L’elezione del re non avveniva per volontà divina bensì per volontà popolare attraverso l’agirgà, il grande cerchio, una riunione piramidale di tutte le tribù che aveva il compito di ordinare al re cosa fare per il paese. L’afghanistan nasce come paese anti-feudale, non è mai esistita la proprietà privata. Oltre tre grandi guerre, nel corso dei secoli, hanno messo a dura prova l’Afghanistan; la prima nel 1841/42 contro l’impero britannico per questioni di confine, la seconda nel 1878/79 e la terza nel 1919 per l’Indipendenza politica dell’Afghanistan dal gioco inglese. Dal 1919 al 1979, per ben sessantanni, il paese ha vissuto in pace. Pochi sono i paesi che possono vantare un simile record. Dal 1919 al 1929, per soli dieci anni, il padre della principessa India D’afghanistan, Amanullah Shah, ha regnato sul paese. E’ stato un re riformatore, sensibile alla questione delle donne. Aprì scuole elementari quinquennali obbligatorie per maschi e femmine, mentre ancora in Italia erano triennali, fece aprire il primo giornale tutto al femminile, fece costruire ospedali, abolì la schiavitù e nel 1928 abolì l’obbligo di portare il burqa. “Il burqa non è un abito tradizionale afgano. Lo portavano alcune donne dell’India musulmana e le donne di kandahar pensando fosse elegante decisero di acquisirlo” ci spiega la principessa riportando alla mente il passato del suo popolo travagliato. “Il burqa è l’ultimo anello della catena di anelli di miseria che le donne afgane subiscono” ha dichiarato la principessa proseguendo: ” In Arabia Saudita vi sono ottime scuole, professori, ambulatori però le donne devono portare il burqa. In Afghanistan tutto quello che ho citato non esiste ma le donne devono portare il burqa comunque.”
Il prossimo 28 aprile, sarà il ventinovesimo anniversario dell’invasione sovietica. L’invasione del 79 armata di un contingente di 100.000 uomini, aveva lo scopo di ‘normalizzare’, ovvero sovietizzare il paese afghano in sole tre settimane, in realtà questa cruenta guerra durò per ben dieci anni. Furono commesse le peggiori atrocità per cercare di piegare la resistenza di questo popolo caparbio. A tutt’oggi l’unione sovietica è rimasta impunita giuridicamente per i crimini di guerra commessi, crimini orribili di cui non si parla e alla luce dei fatti di gran lunga superiori ai dati dei talebani attuali. Nel 1984 è stato riconosciuto il genocidio di centinaia di migliaia di afgani per mano russa, ma nessun risarcimento, piano di pace o processo ai colpevoli è stato intrapreso.
Nel 1992 i gruppi della resistenza moderata deposero le armi per riavviare il paese alla ricostruzione. Ma i partiti che gravitavano in Pakistan, Iran e Arabia Saudita portarono l’Afghanistan alla guerra civile. 250.000 morti, Usa e Urrs finanziarono gli armamenti preparando il terreno ai talebani. “I talebani- afferma Abdullah Amirian , Vicepresidente del Comitato Italiano di Solidarietà con l'Afganistan – sono un prodotto della sottocultura, sono estranei alla cultura afgana, sono estremisti islamici. Gli Afgani di oggi vogliono la propria indipendenza. Non hanno nessun interesse nel venir coinvolti nello scontro di civiltà. Il dibattito sulla geopolitica è a margine delle vere esigenze degli afgani.” I talebani furono accolti dall’intero paese con sollievo pur di vedere la fine delle stragi del regime Urrs. Oggi camminando per kabul, questo sollievo ha lasciato lo spazio alla disperazione e al rimpianto. Prosegue Abdullah Amirian: “Cia, Isi e altri servizi segreti reclutarono il conosciuto Bin Laden contro i sovietici, ma nessun afgano è mai stato implicato in episodi terroristici. Il terrorismo appartiene a una cultura ed una storia estranei al popolo afgano.” Dall’Invasione sovietica in poi, paesi eurpopei come Francia, Germania, e Inghilterra hanno avuto un certo interesse a riportare dalle testate dei propri giornali le vicende del popolo afgano, tutte tranne l’Italia. “I sovietici avevano disseminato il paese di mine, non si poteva più vivere, non si potevano coltivare i campi”. Ricorda la Principessa India D’afghanistan- “Chiesi di portare in Italia trenta bambini mutilati dalle bombe al Napal e Caster, per curarli. Il ministero degli esteri acconsentì con l’ordine di non parlare alla stampa dell’esistenza di questi bambini. Erano la testimonianza della crudeltà dei sovietici. A mie spese riuscii a portare il numero di trenta a sessantacinque bambini. Nessuno l’ha mai saputo in Italia.” La principessa ha seguito personalmente in questi anni questi bambini, ricorda con le lacrime agli occhi la vicenda del piccolo Karim. Un bambino che aveva perso mani e occhi, un giorno lo vide disperato e gli chiese cosa avesse. Il bambino rispose: “Madre affettuosa, sto pensando che sarà difficile non poter vedere per tutta la vita.” Questi bambini dimenticati hanno accettato il loro destino senza mai versare una lacrima, sono degli eroi.
I dati riguardanti l’Afghanistan oggi sono agghiaccianti. il 20% di bambini muore nei primi cinque anni di vita, l’11% delle donne muore di parto. Attualmente nelle carceri di kabul sono ospitate settanta donne con i propri bambini, accusate di crimini politici. La presenza della Nato è fondamentale per riportare la democrazia e la libertà nel paese. “i talebani sono terroristi – ha dichiarato Angelo Pollina, Presidente della Commissione Speciale della Toscana sui Rapporti con l'Unione Europea – Non ci potrà mai essere un tavolo di pace, ma solo posizioni ferme.”
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