L’ascesa di François Bayrou sembra oggi subire una lieve battuta di arresto. Ma dall’inizio dell’anno tutti gli istituti di ricerca francese sono concordi nell’attribuire al candidato centrista un costante aumento nelle intenzioni di voto. Se nel 2002 Bayrou, sostenitore della maggioranza di centro destra durante la legislatura che sta per concludersi, aveva raccolto solo il 6,8 per cento dei voti, oggi un elettore su cinque sembra intenzionato a votarlo. Il suo appello alle forze moderate per dare vita ad un “governo di unità nazionale” sembra fare breccia nel cuore dei francese. Secondo un sondaggio pubblicato per il quotidiano 20 minutes, il 65 per cento dei francesi è favorevole a un governo di larghe intese, composto da personalità politiche di diversa appartenenza raccolte attorno ad un progetto comune. Innegabile è la sfiducia che i francese sembrano riporre nel vecchio modello destra-sinistra, e, più in generale, nei partiti politici tradizionali. Per il 43 per cento degli intervistati, il futuro governo dovrebbe essere composto da “esperti” più che da politici. Di questa sfiducia nel sistema politico, si fa dunque forza Bayrou, abile a proporsi come la novità che riconcilia e a far dimenticare la sua alleanza alle legislative del 2002 con l’UMP, il partito neogollista allora guidato da Chirac e che oggi candida Sarkosy.
Andrea Pardini, corrispondente da Parigi DEApress.
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