Nei giorni scorsi, per la seconda volta, gli islandesi si sono rifiutati, con un referendum di sottostare ai dicktat finanziari britannici e olandesi. Questa nuova consultazione elettorale nasce dal rifiuto del presidente Olafur Ragnar Grimsson di firmare il nuovo accordo per il pagamento dei debiti bancari che nel 2008 portarono al collasso l’allora governo islandese. Nel Marzo 2010 i cittadini dell’isola si erano già rifiutati di sacrificarsi sull’altare dei guadagni degli investitori esteri. Il “fronte del no” ha convincentemente sostenuto che i contribuenti non erano legalmente obbligati a pagare per i debiti di una banca privata, contrariamente a quanto è avvenuto un pò in tutto il resto del mondo occidentale, dove i governi, più o meno nello stesso periodo, si sono affrettati a pagare con i soldi pubblici i debiti dei responsabili della crisi. Il sito web della BBC (http://www.bbc.co.uk/news/business-13029210 ) sostiene che i governi olandese e britannico si starebbero ora consultando sulle possibilità di un ricorso legale presso gli organismi internazionali. Staremo a vedere come andrà a finire.
Fabrizio Cucchi, DEApress
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