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Teatro di Rifredi: Dalida

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“Dalida: la Rose que j'aimais”

Un omaggio a Yolanda Cristina Gigliotti, in arte Dalida, un’Artista, un’incantevole Voce, un’irresistibile Donna…

11-12-13 Aprile 2008

c/o TEATRO DI RIFREDI
Via Vittorio Emanuele, 303 – 50134 FIRENZE
Tel 055.4220361 - staff@toscanateatro.it


Dall'Ufficio stampa del Teatro di Rifredi:
Comment faire at l’oublier?
Nel bagno dell’aeroporto di Orly Bruno, fratello di Dalida e suo manager, cerca di convincerla a cambiarsi rapidamente d’abito e salire su un aereo. È lo stesso giorno in cui è stato sepolto Lucien Morisse, ex marito di Dalida, morto suicida.  Una tragedia, un’altra, l’ennesima. Ed è anche la tragedia di Orlando (alias Bruno), il fratello “custode” della sorella, il “geloso” custode della sua immagine; ma Dalì è morta ormai da vent’anni, e il tempo si è fermato nel cuore di Orlando che sta cercando di riaccendere una stella, di farla rivivere, nei suoi fan, forse in un’attrice capace di interpretarla, forse in lui stesso o magari in uno spettacolo che deve essere la sua apoteosi, il suo trionfo. Ma Dalida non è solo una sorella, non è solo una Donna, non è solo una Voce, ma un’ossessione che invade l’anima e la vita e che impedisce di accettarne la morte. Se Jolanda in carne ed ossa non è più fra noi, almeno l’Artista, Dalida, la sua Creatura, deve vivere ancora, per sempre. Nelle maglie di questa rete si svela una Dalida divisa fra la sua sfolgorante vita sul palcoscenico - in cui dà tutta se stessa - e una  vita “reale” in cui non riesce mai a soddisfare il suo eterno desiderio di amore e nella quale non riesce a sfuggire alla sua solitudine. La meravigliosa Voce di Dalida sarà talmente potente da coprire per sempre la voce di Jolanda?
Dalida La Rosa che amai, è morta nel mese di maggio…
«Personalmente, ho incontrato Dalida per puro caso. Sono sempre stato molto affascinato dal “caso Tenco” del Sanremo ‘67 e dalla sua canzone, “Ciao amore ciao”. Dalida non era altro che un nome, un nome che affiancava quello di Luigi Tenco. Ma spesso accade che il destino, la coincidenza, il caso, giochino con le nostre vite nel momento giusto, nel momento in cui hai bisogno che succeda veramente qualcosa, e quindi avviene...“quel che di solito nel sogno”. Ascoltando la versione di Dalida, si è mosso qualcosa nella mia anima.Quella voce mi ha bruciato fino al midollo. Da quel preciso momento ho avuto “sete” di lei, ho voluto ascoltare, vedere, conoscere tutto quello che la riguardasse. Fare uno spettacolo su di lei è divenuta una necessità.» «Con “DALIDA la Rose que j'aimais” ho voluto renderle omaggio, ricordare l’Artista e la Donna. Forse ho voluto farlo attraverso il fratello Orlando, gelosissimo custode dell’immagine e del ricordo; o attraverso un insaziabile ammiratore, un tenero amante, che vuole riportarla sulla scena, riaccendere una stella, cercarla negli occhi o nei gesti di un’attrice o di una ballerina, o in lui stesso.» «Ma Dalida è unica...»
Samuel Osman - regista

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 09 Aprile 2008 14:41 )  

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