Le elezioni presidenziali
americane quest’anno passeranno alla storia, al di là di quale sarà il
risultato, per due semplici motivi: la natura dei candidati (repubblicano sui
generis l’uno, primo candidato nero l’altro) e per l’ampio e diffuso utilizzo
di tutte le risorse comunicative del web 2.0.
Prendendo in esame
quest’ultimo aspetto, si può dire, senza paure di smentite, che il senatore
dell’Illinois abbia difatti già cambiato le regole del marketing elettorale. E
lo ha fatto divenendo ed elevandosi a vero e proprio consumer brand. Un marchio
presente ovunque. Obama everywere, diceva il suo sito. E così è. Lo staff di
Obama è stato abile a sfruttare la sterminata di Internet garantendo presenza e
visibilità al candidato post razziale, come è stato definito: myspace,
facebbok, linkedlin, blog e sito personale, mygente, AsianAve,
BlackPlanet,Flickr, youtube. Solo per citarne i più noti. Già di per sé questo è stato un potente
fattore innovativo, perché si è così potuto stabilire un contatto più diretto
con i potenziali elettori, stimolando l’interazione attraverso i social
networks, e guadagnandosi così la simpatia e il consenso soprattutto del mondo
giovanile. E’ verosimile ritenere che buona parte dell’elettorato che voterà
per Barack rientri e faccia parte di questa fetta di popolazione.
Ma lo staff del
democratico non si è fermato qui. Anzi ha progredito sempre più veloce sulla
via dell’innovazione. Creando operazioni e campagne di marketing virale.
Inviando sms, e-mail direttamente ai sostenitori che si erano iscritto sul sito
del candidato. “Barack sta scegliendo il suo numero due e vuole che tu sia il primo
a saperlo. Ci hai aiutato a costruire questo movimento dal basso e Barack vuole
che tu prenda parte a questo importante momento”. Questa una delle
tante e-mail ma emblematica quanto significativa. Perché? Perché vengono bypassati tutto i
tradizionali organi di informazioni e, mentre tutti si aspettavano una
tradizionale conferenza stampa, si viene ancora stupiti, utilizzando un canale
di comunicazione diretto ed immediato. Una strategia, quella adottata da Obama,
definita, come ricorda il professor Antonino Sofi, cross mediale: il centro di
gravità fisso sul web e gli altri media a girarci attorno come satelliti. La campagna di Obama ha tratto dal
Web creatività, soldi e organizzazione. Ha tratto forza. Che è ritornata sui
media tradizionali sotto forma di spot e
idee.
Molti
hanno sintetizzato l’Innovazione di Obama con il noto insegnamento di Confucio:
“dimmi qualcosa e la dimenticherò,
mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò”. Azzeccatissima,
direbbe Di Pietro. Perché esemplifica quali sono i vantaggi dell’utilizzo del
web 2.0 nella comunicazione politica: l’aumento del grado di penetrazione tra
la gente e la velocità di diffusione; la spinta verso la politica diretta
(“democrazia diretta”); la possibilità di partecipazione da parte degli
elettori potenziali attraverso la pubblicazione di video, foto, commenti, idee.
“Le elezioni, in questo modo, vengono
percepite come una “esperienza collettiva”, come una sorta di “lavoro di
squadra” in cui il cittadino è stato protagonista direttamente”. Ed’è forse
proprio questa capacità di coinvolgere, di emozionare, di essere presente
sempre e comunque, al fianco dell’americano medio, il quale oggi più che mai ha
bisogno di sicurezza e avverte il bisogno di una svolta, che probabilmente sarà
la leva strategica per il successo del candidato democratico.
2 novembre
2008 Simone
Grasso
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