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REACH

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Un compromesso da tempo atteso su REACH – registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche – fu adottato nel dicembre 2006 per entrare in vigore nel giugno 2007.

ll pacchetto REACH prevede che i produttori e gli importatori di sostanze chimiche forniscano dati su quanto circa 30.000 sostanze chimiche attualmente usate nei prodotti di uso quotidiano possano incidere sulla salute e sulla sicurezza. Tra questi una vasta gamma di plastiche usate per la produzione di giocattoli, cellulari e articoli per la casa fino alle sostanze chimiche usate come prodotti di pulizia, pitture e tessili. Il compito è quello di coordinare in maniera approfondita la valutazione di sostanze chimiche sospette e di gestire una banca dati pubblica in cui consumatori e professionisti del settore potranno trovare informazioni. Il lavoro inizierà con i prodotti chimici maggiormente tossici e di uso comune. Se una sostanza più sicura potrà essere usata ad un costo ragionevole, la sostanza tossica dovrà essere sostituita. La responsabilità di provare la non tossicità del prodotto ricade sui produttori. Si spera che REACH possa favorire la protezione della salute dei cittadini dell’UE e dell’ambiente in cui essi vivono, rafforzando allo stesso tempo la capacità di innovazione e di competitività dell’industria chimica dell’UE.

Nell’Unione europea circa 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti vengono prodotti ogni anno, Circa 40 milioni di tonnellate di questi rifiuti sono sostanze pericolose. Ogni cittadino europeo produce una media di oltre 5 quintali di rifiuti l’anno ma meno di un terzo dei rifiuti comunali viene riciclato e quasi la metà viene gettata nelle discariche.

L'Unione Europea ha presentato una Strategia Tematica sulla Prevenzione dei Rifiuti e sul Riciclaggio: un nuovo sistema di gestione dei rifiuti che tien conto del ciclo di ogni prodotto. L’obiettivo consiste nella riduzione della produzione di rifiuti e nel potenziamento del riciclaggio e recupero creando un mercato per i materiali riciclati.

Come primo passo di questa nuova strategia la Commissione ha previsto la revisione della Direttiva Quadro sui Rifiuti del 1975 per includere questo nuovo approccio del ciclo vitale in una politica dei rifiuti, in programmi nazionali di prevenzione dei rifiuti e in un rilancio del mercato dei prodotti riciclati, nella promozione di strumenti economici come le tasse sulle discariche imposte dai paesi membri e l’ammodernamento della legislazione sui rifiuti.

Nel 2006, discutendo della revisione della direttiva sui rifiuti, il consiglio dei ministri dell’Ambiente sottolineò l’importanza di ridurre la produzione dei rifiuti e di tener conto della prevenzione nella formazione dei rifiuti, nella gestione della politica dei prodotti e nell’eco-progettazione delle apparecchiature elettriche.

Nel febbraio 2007 il Parlamento europeo ha chiesto che venissero fissati limiti vincolanti per la riduzione dei rifiuti ed l’introduzione di una gerarchia dei rifiuti in cinque fasi che desse la priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto alle discariche. Il Parlamento vuole stabilizzare la produzione dei rifiuti entro il 2012 ai livelli prodotti nel 2008 e chiede che la produzione dei rifiuti cominci a calare a partire dal 2020. Entro il 2020 il 50% dei rifiuti solidi urbani dovrebbe essere riciclato.

Il dibattito sulla politica europea dei rifiuti continua. Un argomento particolarmente spinoso ancora in sospeso è se l’incinerazione dei rifiuti debba essere riqualificata non più come “eliminazione” ma come “recupero” per la produzione di energia. La Commissione vuole fissare standard di inquinamento dell’aria che altri paesi del mondo possano poi imitare, dando alla fine alle imprese europee un vantaggio competitivo nell’adozione di tecnologie pulite. Il costo di questa strategia viene valutato a 7,1 miliardi di euro l’anno fino al 2020. Tuttavia, la DG Ambiente della Commissione stima che i vantaggi per la salute che ne deriveranno, compresa una riduzione dei decessi prematuri, delle giornate di malattia e un miglioramento della produttività del lavoro, come pure un calo dei ricoveri ospedalieri, potrebbero complessivamente elevarsi a 42 miliardi di euro l’anno.

 

Francesca Toccacielo

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