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Pesticidi Bio

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Ogni anno, solo in Europa, sono coltivate oltre otto milioni di tonnellate di pomodori. Un’analisi portata a termine nel 2008, al Consiglio Nazionale di Ricerca di Pozzuoli (Napoli), dimostra come gli scarti alimentari – in particolar modo quelli dei pomodori – possono trovare ampie applicazioni in diversi settori; i resti dei pomodori possono essere trasformati e utilizzati per sostituire materiali altamente inquinanti come la plastica o i pesticidi.

Tra i ricercatori che hanno messo in evidenza questa scoperta c’è la dottoressa Barbara Nicolaus, che in un comunicato stampa scrive: dagli scarti industriali derivanti dalla lavorazione del pomodoro è stata ottenuta una nobilitazione di semi e bucce con il recupero di biomolecole d’interesse. In particolare, è stato messo a punto un metodo di estrazione di polisaccaridi a basso impatto ambientale, rapido, di facile applicazione e in grado di fornire alte rese di prodotto. Inoltre, ne sono state sperimentate ed ottimizzate le potenzialità per la realizzazione di biomateriali tra cui un nuovo materiale per l’imballaggio alimentare  e materiali da utilizzare in differenti settori in agricoltura.

Dalle bucce dei pomodori si possono ricavare biofilm, imballaggi, pot per l’agricoltura e una vernice spray che funzionerebbe come pesticida. Questa particolare vernice ha tutte le carte in regola per sostituire gli additivi chimici utilizzati attualmente: il diserbante naturale andrebbe a ricoprire il terreno e, agendo come una pellicola, impedirebbe la crescita di erbe infestanti. E’ risaputo che la plastica deriva dalla lavorazione del petrolio. Il processo di produzione della plastica non ha alti costi, ma causa notevoli danni all’ambiente; basti pensare alle considerevoli emissioni di CO2. L’utilizzo degli scarti di pomodori, non solo diminuirebbe drasticamente le emissioni, ma risolverebbe anche il problema dello smaltimento rifiuti: i packaging prodotti potrebbero essere utilizzati come nursery pot (sono contenitori per piantine destinate alla coltivazione in campo) che andrebbero impiantati direttamente nel terreno senza provocare danni all’ambiente, né all’apparato radicale della pianta (che non subirebbe lo stress del trapianto: grazie alla biodegradabilità del contenitore, la pianta sarebbe interrata compresa di pots).

Purtroppo i costi di lavorazione degli scarti dei pomodori sono più alti delle spese di produzione della plastica. Così, a circa un anno dalla scoperta, solo in poche zone del mondo si è iniziato a sfruttarne le possibilità – il Canada, ad esempio, è una di queste.

 

Francesca Toccacielo

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