L'editoriale di oggi nel quotidiano "La Repubblica" di Eugenio Scalfari, tratta la tematica della contrapposizione tra: potere e guerra, amore e pace.
Scrive Eugenio Scalfari:
"La storia dell'umanità da quando esiste è dominata dal potere e dalla guerra; pace e amore sono sentimenti alternativi che di tanto in tanto interrompono i primi due ma sono interruzioni brevi, pause di riposo presto travolte. Dentro di noi l'amore e la pace sono sentimenti permanenti, ma il potere e la guerra hanno sempre la meglio ovunque, in qualsiasi epoca in qualsiasi paese e in qualsiasi tempo. E il motivo è semplice: noi, a differenza di altri essere viventi, abbiamo l'Io. E quell'Io non appena ci nasce dentro ha bisogno assoluto di avere il suo territorio, ha bisogno di emergere a tutti i livelli sociali e cerca di farlo come può. Che sia povero o ricco, di pelle nera o bianca o mulatta, uomo o donna".
L'Io appartiene alla disciplina della psicoanalisi ed "è il termine con cui Freud distingue una delle tre istanze psichiche, Es e Supe-Io" (definizione ripresa da: Enciclopedia Garzanti di filosofia) mentre il vocabolario della lingua italiana Zingarelli minore così definisce l'Io:" il proprio essere nella coscenza che ha di sé".
L'uomo da sempre pone a più alto livello il proprio egoismo, il quale dovrebber essere controllato dalla ragione; una facoltà peculiare nell'essere umano che dovrebbe fare da filtro alle barbarie folli come ad esempio le guerre, la schiavitù ed altro. Queste sono ancora oggi presente in varie forme: le condizioni impietose degli emigranti, la sudditanza finanziaria laddove "è stato favorito lo sviluppo senza limite delle attività speculative dei grandi gruppi finanziari", (tratto dal libro "IL colpo di stato di banche e governi" Autore Luciano Gallino) poichè anche queste attività - se incontrollate e prolungate nel tempo - portano ad uno squilibrio che genera dissesto e sperequazione nell'economia reale e quindi anch'esse, a mio avviso, producono una forma di schiavitù; abbiamo oltre limite le prevaricazioni, le ineguaglianze, l'impoverimento delle popolazioni a livello mondiale. Schiavitù moderne, che oltre l'anno 2000, si riiene vergognoso che possano ancora esistere ma credo sia l'unico termine appropriato nella descrizione di queste realtà inconciliabili con il progresso, il quale esso stesso - quello tecnologico in particolare - ha contribuito non solo alla mancanza di sicurezze e riduzione di posti di lavoro ha generato "paure" per la vita futura.
Il rimedio, secondo Eugenio Scalfari, a queste sconsiderate predominanti, sono la libertà e la bellezza.
Si legge, infatti: "...L'antitodo non è l'amore o la pace che come abbiamo già detto sono intervalli brevi, pause di riposo ma è la libertà, la libertà consapevole. E la bellezza non come ideale romantico ma lirico e profondamente evocativo: la musica, la danza, la conoscenza. Libertà e bellezza, questi sono i valori, dove l'Io non viene affatto spento ma anzi potenziato e allontanato dalla ricerca del potere, riscattato dalla turpitudine della guerra e guidato verso quell'oltreuomo che nello Zarathustra di Nietzsche è l'ultimo e più eccelso livello che la nostra specie può raggiungere e che dovrebbe mettere insieme tutti gli uomini di buona volontà".
La libertà è un simbolo, una condizione alla quale l'uomo dovrebbe saper interpretare, riconoscere e mantenere il suo significato più alto. E non approfittarsi di questa condizione per trarre vantaggio a suo uso e consumo.
Conoscenza e bellezza nella descrizione di Eugenio Scalfari, sono fondamento che aprono mente e cuore e restano l'auspicio del vero e autentico cambiamento dell'essere umano.
Riportare sani principi come, l'uguaglianza, la solidarietà tra gli abitanti di questo pianeta, come pure la giustizia sociale è indispensabile. Sono tutti temi dove la globalizzazione sarebbe dovuta intervenire, se intesa come "bene comune globale" e non "eurocizzata" dalla quale è nata.
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