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Riflessioni dopo Parigi...

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Servendo il caffè dietro al banco di un bar di Firenze ho ascoltato molto. Alcuni clienti dopo le prime informazioni sulle stragi di Parigi hanno messo il pulsante sullo "stato di allerta". Il pulsante è andato oltre. Direi, un po' troppo. Adesso, caccia al topo. Caccia allo straniero che disturba la quiete, che ruba il lavoro, che non sono integrati.
Tutti via! - dicono - Se non siete integrati, che ci fatte qui. Andate da dove siete venuti.
Stringi i denti -  mi disse un ragazzo marocchino - di fronte al mio grande desiderio di controbattere.
Il problema è che non voglio stringere i denti, non voglio chiudere gli occhi e far finta che nulla succede.
Fatico ad immaginare che ne sarà delle persone che credono nel dio “Allah”.
Mi domando: Cosa proveranno loro camminando per strada? Avranno paura quando li guarderanno con dispetto, quando si alzeranno la mattina per sgobbare a lavoro? Potranno pensare liberamente, esprimersi liberamente, senza essere dichiarati terroristi? Senza doversi giustificare per ogni loro piccolo gesto, senza sentirsi in colpa se vanno a sinistra e non a destra? Perché in questo mondo fatto dai potenti c'è chi detta le regole in base ai propri gusti?

Caoticamente prende posto in me, la convinzione che la paura sia il passo più grande verso il fanatismo. La trappola in cui la folla può scatenare la follia delle più perverse fantasie. Trama la fobia verso l'uomo barbuto, della donna col velo e del frutto di questo connubio. Seme della paura che smaschera il proprio volto e prende il fiato per sparare a zero. Attenzione al pericolo! Perché l'antagonista della libertà è il fanatismo. Esperto in materia di mettere il dito nella piaga ed aprire ferite. Sarebbe, forse, una causa giusta per cui sprecare vite umane?
E se dovessimo trovarci di fronte il nostro amico più caro che crede nella religione che adesso ci è nemica? ...e che serenamente vuole camminare per strada e credere nella libertà di "credere liberamente"? Si può scegliere di non avere paura della "fobia"?  Qui si  tratta  di pura scelta di poter credere nella mezza luna o nella croce. Ogni cristiano non porta sulle proprie spalle i peccati dell'altro cristiano disilluso, barbaro o fanatico. Da tutto ciò, nasce il succo della propaganda che può generare risentimento e odio, che divide il valore dalla madre dei valori. Il risentimento e la sfiducia saranno, davvero, la “gestapo” del nostro secolo.
Vogliamo che tutto questo passi attraverso le menti dei nostri figli? Con l'impressione che tutto è frutto della stessa pancia e che porterà la speranza in un cielo lontano. Da lì, non si genera la luce e non si vola in alto ma si cade nei bassifondi. Ed ecco come sempre, dal banco di un semplice bar, dalla più ovvia delle situazioni, si impara. Ogni volta che si aprono quelle bocche sono fortemente consapevole che l'uomo cambia solo veste. Del resto, siamo una massa di manipolatori e di manipolati. Fanatici delle nostre convinzioni. E' l'esperienza che appaga, dicendomi di spegnere la Tv e di ascoltare solo ed esclusivamente il cuore. Quello non ingannerà, non maledirà in nome della rabbia. Non scenderà a compromessi con tali patti perché la sensazione dell'odio è la più spudorata pazzia.

Fatjona Sejko

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Gennaio 2015 21:07 )  

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