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Italia ancora una volta prima in Europa per numero di azioni legali temerarie

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Italia ancora una volta prima in Europa per numero di azioni legali temerarie

Il report annuale di CASE conferma l’Italia come il paese europeo con il maggior numero di SLAPP. Il nodo italiano della coalizione ribadisce la necessità di estendere l’ambito di applicazione della Direttiva UE ai procedimenti naziona

Fonte: CASE

Roma, 28 gennaio 2026 – Il nuovo report di CASE (Coalition Against SLAPPs in Europe) e della Fondazione Daphne Caruana Galizia rileva che il numero di SLAPP – le azioni legali infondate che hanno lo scopo di intimidire e censurare chi osa indagare sui potenti o esprimere opinioni scomode – continua ad aumentare in tutta Europa. Un trend preoccupante, che si sta affermando nonostante nel 2024 sia stata approvata la Direttiva europea contro le SLAPP che, entro maggio del 2026, tutti i Paesi dell’UE, fra cui l’Italia, dovranno recepire.

Su un totale di 167 azioni legali temerarie mappate nel 2024 (nel 2023 erano 166), è proprio l’Italia, per il secondo anno consecutivo, ad aver registrato il numero più alto di SLAPP (21), seguita subito dopo dalla Germania (20), dati che riflettono un più ampio trend di contrazione dello spazio civico. Fra i casi italiani mappati, anche quello che vede protagonista la Ministra del Turismo Daniela Santanché che ha querelato l’Espresso per un articolo sulla sua storia imprenditoriale chiedendo 5 milioni di danni, e quello del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che ha intentato una causa contro i quotidiani Il Foglio e Il Riformista, chiedendo un risarcimento compreso tra 250.000 e 500.000 euro.

Complessivamente, sono stati identificati anche nuovi casi relativi agli anni precedenti, portando il numero totale di SLAPP documentate dal 2010 a oggi a 1.303, in chiaro aumento rispetto alle 1.049 rilevate fra il 2010 e il 2023. I casi documentati rappresentano però soltanto la “punta dell’iceberg”. La maggior parte dei tentativi di censura contro giornalisti, attiviste e whistleblower avvengono nella fase precontenziosa, attraverso lettere di diffida e di minacce legali che purtroppo hanno un grave effetto dissuasivo sui bersagli di SLAPP,  facendo sì che molte minacce e casi non diventino mai di dominio pubblico.

L’introduzione di una legge anti-SLAPP dell’Unione Europea rappresenta il primo passo in avanti ma non mancano, tuttavia, alcuni limiti. L’UE non ha competenza legislativa per intervenire direttamente sui casi nazionali, per questo la direttiva offre protezione solo ai casi transfrontalieri, come quello che coinvolge la BBC, querelata da Trump per 10 miliardi di dollari, e Greenpeace, bersaglio della causa da 660 milioni di dollari dell’Energy Transfer, contro la quale la ONG ha sporto una controquerela nei Paesi Bassi. Oltre il 90% dei casi, però, è di natura nazionale. Proprio per evitare di non garantire un’efficace applicazione, la stessa Commissione Europea, con delle raccomandazioni dedicate, ha esortato i governi a estendere le tutele anche ai casi puramente nazionali così come a tutti i procedimenti – inclusi quelli penali ed amministrativi – e dalla Polonia e dal Belgio arrivano già degli esempi concreti.

Ignorare questo invito significa annullare l’impatto della riforma. Per questo, le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio Meloni sul recepimento della direttiva europea, oltre a non trovare riscontro nei dati di questo report, destano preoccupazione. Limitarsi ad applicare le protezioni legali solo ai rari casi transfrontalieri e considerare le leggi nazionali sufficienti a fermare gli abusi, come indicato da Meloni, non proteggerà le voci critiche dalle azioni legali temerarie.

“Per il secondo anno consecutivo il report della coalizione europea contro le SLAPP sancisce il primato del nostro Paese per numero di azione vessatorie. Un abuso del sistema giudiziario che mette a tacere giornaliste e attivisti che osano criticare i potenti di turno, politici e persone nel mondo degli affari”, dichiara Sielke Kelner, coordinatrice del gruppo di lavoro italiano di CASE*. “Molestie legali che inibendo il dibattito pubblico e l’accesso all’informazione dei cittadini, costituiscono un attacco alla libertà di espressione, indebolendo il sistema democratico. Una trasposizione efficace della Direttiva UE anti-SLAPP deve includere i casi di natura nazionale e applicarsi a tutti gli ambiti procedurali, assicurando inoltre compensazioni adeguate a chi viene colpito da SLAPP.”

 

fonte : https://www.balcanicaucaso.org/

Note

CASE Italia è un gruppo di lavoro informale costituitosi nel 2021, coordinato da Osservatorio dei Balcani Caucaso Transeuropa. che affianca la Coalition Against SLAPPs in Europe  nella lotta al contrasto delle SLAPP in Europa, a sostegno di giornalisti, attivisti, whistleblowers, difensori dei diritti e altri soggetti bersaglio di azioni temerarie. Fanno parte di CASE Italia: Amnesty International Italia, ARTICLE 19 Europe, Articolo 21, Certi Diritti, Environmental Paper Network, FADA Collective, Giulia Giornaliste, Greenpeace Italia, IrpiMedia, Meglio Legale, OBC Transeuropa, ReCommon, Rete No Bavaglio, STRALI, The Good Lobby Italia, Transparency International Italia, Wikimedia Italia.  Le proposte di CASE Italia per contrastare efficacemente il fenomeno delle azioni legali temerarie in Italia possono essere consultate a questo link.

Il recepimento e l’attuazione a livello nazionale degli standard europei in materia di SLAPP si possono monitorare attraverso la piattaforma European Anti-SLAPP Monitor.

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